Su LA7 scoppia la scintilla che nessuno voleva vedere. In diretta, tra risate soffocate e frecciatine velenose, alcuni volti noti deridono apertamente Giorgia Meloni, convinti di poterla mettere all’angolo come una protagonista senza difese. Ma è lì che il copione cambia. La “vittima” designata si rialza, la Premier entra in scena con una risposta che taglia l’aria come una lama: fredda, chirurgica, implacabile. E all’improvviso, i presunti “eroi” dell’informazione diventano gli antagonisti di un film che non controllano più. Il pubblico trattiene il fiato. Gli studi di LA7, fino a un attimo prima arroganti e sicuri, precipitano nel silenzio più imbarazzante. Perché la replica della Meloni non è solo una difesa: è un’umiliazione totale, un colpo di scena che ribalta la narrazione e lascia tutti con una domanda bruciante… Che cosa ha detto davvero la Premier per zittirli così?” Guarda l’intera storia nel link sotto nei commenti 👇👇👇”

 Su LA7 scoppia la scintilla che nessuno voleva vedere.In diretta, un lampo di tensione taglia l’aria: alcune figure note del mondo mediatico iniziano a deridere apertamente Giorgia Meloni, convinte di metterla all’angolo come una protagonista senza difese.Ma il copione si rompe subito.

Tutto ebbe inizio con un lampo grafico.Linee rosse digitali squarciano il nero dello schermo come ferite al neon, un preludio visivo aggressivo che trasporta lo spettatore non in un luogo di dibattito, ma in un’arena.

Non appena la grafica si dissolve, ci si ritrova catapultati all’interno di uno studio televisivo, un tempio laico dell’informazione serale.Le luci fredde e i toni bluastri delle scenografie fanno da sfondo a un rito collettivo: il processo alle intenzioni della destra italiana.

L’atmosfera è quella asettica e tagliente dei talk show di La7, dove la cortesia formale dei conduttori serve solo ad apparecchiare la tavola per le pietanze più indigeste.Al centro della scena, orchestrato dalla regia come un momento di verità assoluta, c’è il primo piano di una donna: volto noto dell’intellettualità di sinistra, capelli bianchi tagliati in un caschetto severo, aria da matriarca del pensiero progressista.È Ginevra Bonpiani.La scrittrice siede composta, ma gli occhi tradiscono un’urgenza quasi fisica nel dover parlare dell’oggetto della discussione.

Non perde tempo in preamboli politici o analisi socioeconomiche: la sua strategia è chiara, immediata, devastante.Con un tono che mescola pedagogia e derisione, lancia la prima pietra: una parola semplice ma potente nel contesto di una leadership che aspira al governo.“Buffona.”Non è solo un aggettivo: costruisce attorno a quel termine una gerarchia del grottesco, gesticolando con mani eleganti per sottolineare che, se c’è da ridere, bisogna ridere di Giorgia Meloni.Secondo lei, la leader di Fratelli d’Italia supera in ridicolaggine persino Matteo Salvini: se l’altro è folcloristico, Meloni è una vera buffona, una maschera da commedia dell’arte prestata alla politica.

Per dare corpo a questa accusa, Bonpiani si esibisce in una performance teatrale, distorcendo voce e gestualità della Meloni, trasformando un comizio identitario in una barzelletta d’avanspettacolo.Lo studio non è più un luogo di analisi politica, ma un salotto borghese dove si ride della cosiddetta vulgarità del popolo e dei suoi rappresentanti.“Allargate le braccia,” sembra dire, “la farsa è evidente.”

Quando il conduttore Giovanni Floris pone la domanda sul timore verso la destra, Bonpiani cambia registro: diventa Cassandra apocalittica.Con calma glaciale, quasi sussurrata, evoca il fantasma più terribile del Novecento.Non dice che la destra è conservatrice o autoritaria: dice che i nazisti ci sono già, circondano Meloni.Non è una metafora, non è un’iperbole: è un’accusa letterale.Quando qualcuno tenta di sottolineare l’assurdità della frase, la risposta di Bonpiani è la risata definitiva: fragorosa, sguaiata, piena di arroganza intellettuale.

Il montaggio alterna primi piani della Bonpiani con spezzoni di Meloni nei momenti di massima enfasi retorica, deformandoli in conferma visiva della buffonaggine o della presunta minaccia nazista.L’effetto è straniante: passione politica trasformata in patologia.Il tribunale mediatico non si ferma qui: entra in scena Beppe Severini, giornalista osservatore di costume.Il suo giudizio è pacato, ma totale: elenca i difetti di Meloni con precisione chirurgica, rappresentando la condanna più razionale, e quindi ancora più inesorabile.

Poi il secondo atto: cambio di scenario.

Le luci calde cedono alla freddezza digitale di un collegamento remoto.Appare Rosy Braidotti, filosofa di fama internazionale, immersa nella penombra del suo studio privato, libri ordinati alle spalle a suggerire autorità e distacco.La sua presenza eleva lo scontro dal piano satirico a quello della diagnosi patologica e criminale.Con tono pacato, cattedratico, espone un parallelismo tra Meloni e Vladimir Putin, parlando di “rabbia omicida” e collegando la destra italiana a un progetto teocratico e imperialista.I valori di Dio, patria e famiglia, rivendicati da Meloni, diventano prove della sua complicità morale con guerre e barbarie.

Il montaggio indugia su ogni microespressione della filosofa, ogni parola diventa lama.Meloni viene smascherata come leader pericolosa, e la narrazione procede da ridicolo a terrore, costruendo un crescendo emotivo che soffoca lo spettatore.I filosofi e i giornalisti diventano carnefici morali, e Meloni la vittima designata, senza difesa, in balia di un assedio culturale totale.

Ma ecco il colpo di scena: lo schermo torna nero per un istante, il frastuono si spegne.È il silenzio prima della verità.La Premier prende la parola, non filtrata da conduttori o scenografie televisive.Solo lei, ripresa in primo piano, volto e occhi, camicia semplice, parete bianca dietro di sé.Gli occhi non trasmettono paura, ma determinazione fredda, lucidità e una punta di preoccupazione studiata per suscitare protezione nello spettatore.

Meloni inizia a parlare con tono basso, controllato, diametralmente opposto all’isteria verbale dei suoi accusatori.Riassume le ultime 24 ore, riprende le parole scagliatele contro come pietre, le smonta e le trasforma contro chi le ha lanciate.Parla di accuse, minacce, mistificazioni e insulti concentrati su un’unica rete televisiva, creando l’immagine plastica di un bombardamento mediatico coordinato.

Citata la parola “assassina”, l’essere definita “buffona”, e persino l’accostamento a Putin, Meloni evidenzia il paradosso e la malafede di chi l’attacca pur conoscendo le sue posizioni atlantiste sulla guerra in Ucraina.

Non si ferma al vittimismo passivo: analizza i suoi avversari, sottolinea come il loro odio sia segno di debolezza strutturale, non di forza.Sostiene che l’invidia è il motore dell’attacco, l’incapacità di accettare il successo dell’avversario.Poi tocca la questione della sicurezza personale, evocando scenari da incubo: la demonizzazione costante e la propaganda di odio potrebbero armare individui pericolosi.

Meloni diventa così vittima e al contempo attiva: non subisce, denuncia, ribalta l’accusa iniziale.Conclude con un annuncio secco: “Ho deciso che querelo tutti.”Non una minaccia vuota, ma promessa di azione legale sistematica, trasformando il processo mediatico in un processo vero.

La chiusura del video è magistrale: Meloni richiama il principio fondamentale della democrazia italiana, chiedendo se sia ancora possibile avere idee diverse senza essere criminalizzati o paragonati ai peggiori dittatori.Il messaggio è chiaro: la battaglia non è solo personale, ma per tutti gli italiani, contro la propaganda e l’intolleranza.

Related Posts

“Get that useless guy off this team—now!” — Patriots owner Robert Kraft couldn’t hide his fury after what he called the most humiliating loss of Super Bowl LX, as New England were beaten 29–13 by the Seattle Seahawks. According to the report, Kraft demanded that Mike Vrabel take immediate action—cutting ties with three players he felt delivered inexcusable, disappointing performances and removing them from the New England Patriots organisation at once. Those names are…

Reports swirling online have sparked fresh controversy in the NFL world after claims emerged that New England Patriots owner Robert Kraft exploded in anger following an alleged Super Bowl LX…

Read more

🚨 SOCKING NEWS: “THIS WILL BE THE LAST TIME HE PLAYS FOR NEW ENGLAND” – New England Patriots head coach Mike Vrabel has officially announced the permanent dismissal of a player from the Patriots team and declared that this player will never be called back under any circumstances. Coach Vrabel stated that the player has continuously caused trouble in the locker room, undermined team morale, sparked internal conflicts, and was the main reason the Patriots suffered a humiliating 13-29 defeat to the Seattle Seahawks in the Super Bowl LX Championship at Levi’s Stadium. Notably, star quarterback Drake Maye personally met with Mike Vrabel to demand the immediate firing of this player. The person in question will leave New England Patriots fans deeply disappointed.

“This Will Be the Last Time He Plays for New England”: Mike Vrabel Draws a Hard Line as Patriots Cut Ties After Super Bowl Collapse The New England Patriots are…

Read more

🚨 SHOCKING NEWS: “This will be the last time he ever plays for New England.” Patriots head coach Mike Vrabel has confirmed the permanent dismissal of a player he says poisoned the locker room, damaged team unity, and fueled internal conflict throughout the season. Vrabel revealed that the situation reached a breaking point after the humiliating 13–29 loss to the Seahawks in Super Bowl LX at Levi’s Stadium, calling the player a major factor behind the collapse. Sources also confirm that quarterback Drake Maye personally met with Vrabel, urging immediate action. The decision has stunned the fanbase and left Patriots supporters deeply disappointed.

In the immediate aftermath of one of the most lopsided Super Bowl defeats in recent memory, tensions boiled over on the Levi’s Stadium field as the Seattle Seahawks claimed a…

Read more

🚨 SHOCKING NEWS: “This will be the last time he ever plays for New England.” Patriots head coach Mike Vrabel has confirmed the permanent dismissal of a player he says poisoned the locker room, damaged team unity, and fueled internal conflict throughout the season. Vrabel revealed that the situation reached a breaking point after the humiliating 13–29 loss to the Seahawks in Super Bowl LX at Levi’s Stadium, calling the player a major factor behind the collapse. Sources also confirm that quarterback Drake Maye personally met with Vrabel, urging immediate action. The decision has stunned the fanbase and left Patriots supporters deeply disappointed.

In the immediate aftermath of one of the most lopsided Super Bowl defeats in recent memory, tensions boiled over on the Levi’s Stadium field as the Seattle Seahawks claimed a…

Read more

🚨 BREAKING NEWS: Following the Seattle Seahawks’ dominant win in Super Bowl LX, Seahawks owner Jody Allen has announced a huge $5 million bonus for MVP Kenneth Walker III in recognition of his outstanding performance that helped lead Seattle to a 29–13 victory. Allen praised Walker’s relentless effort, saying his powerful running, clutch yardage, and fearless mindset were key to the Seahawks’ championship run and embodied the heart of the franchise. She added that Walker’s performance didn’t just earn a trophy but inspired teammates and fans alike, making this Super Bowl victory one of the most memorable in franchise history.

The announcement from Seahawks owner Jody Allen came just hours after the confetti settled in Santa Clara, yet it immediately became one of the most talked-about moments of Super Bowl…

Read more

🚨 BREAKING NEWS: Following the Seattle Seahawks’ dominant win in Super Bowl LX, Seahawks owner Jody Allen has announced a huge $5 million bonus for MVP Kenneth Walker III in recognition of his outstanding performance that helped lead Seattle to a 29–13 victory. Allen praised Walker’s relentless effort, saying his powerful running, clutch yardage, and fearless mindset were key to the Seahawks’ championship run and embodied the heart of the franchise. She added that Walker’s performance didn’t just earn a trophy but inspired teammates and fans alike, making this Super Bowl victory one of the most memorable in franchise history.

The announcement from Seahawks owner Jody Allen came just hours after the confetti settled in Santa Clara, yet it immediately became one of the most talked-about moments of Super Bowl…

Read more

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *