ROBERTO VANNACCI LIEST GIORGIA MELONI GESAMTE BIO IM LIVE-TV – DANACH SAGT: „SETZ SICH, BABY MÄDCHEN.“

In una serata televisiva che ha rapidamente degenerato in uno scandalo politico, l’ex generale Roberto Vannacci ha compiuto un gesto che ha lasciato l’Italia ammutolita e divisa. Durante una trasmissione in diretta su una rete nazionale, mentre era ospite in uno studio affollato di opinionisti e giornalisti, Vannacci ha preso in mano una copia della biografia ufficiale di Giorgia Meloni, la premier italiana, e ha iniziato a leggerne ad alta voce alcuni passaggi selezionati.

Il tono era inizialmente ironico, quasi da cabaret politico, ma è diventato via via più aggressivo, culminando in un episodio che ha scatenato un’ondata di reazioni furibonde da parte del centrodestra, dell’opposizione e persino di settori della società civile.

Tutto è iniziato quando il conduttore, nel tentativo di stuzzicare il dibattito sulla leadership della destra italiana, ha chiesto a Vannacci di commentare il percorso politico della presidente del Consiglio. Vannacci, leader del neonato partito Futuro Nazionale dopo la rottura con la Lega, non ha esitato. Ha estratto dal suo borsello il volume – una biografia autorizzata che ripercorre la vita di Meloni dalla militanza giovanile in MSI fino alla conquista di Palazzo Chigi – e ha annunciato: «Vediamo cosa dice di sé stessa questa qui».

Ha sfogliato le pagine con fare teatrale, leggendo estratti sulla sua infanzia modesta a Garbatella, sulla passione per la politica fin da adolescente, sulle difficoltà affrontate come donna in un ambiente maschile e sul suo ruolo di madre single prima di diventare premier.

La lettura è durata diversi minuti. Vannacci enfatizzava frasi come «Giorgia ha sempre dovuto lottare contro pregiudizi e stereotipi», accompagnandole con sorrisetti sarcastici e commenti del tipo «Ah sì? Lottare contro i pregiudizi… ma guarda un po’». Lo studio è rimasto in silenzio attonito, interrotto solo dalle risatine di qualche ospite vicino alle sue posizioni.

Ma il momento clou è arrivato alla fine: dopo aver chiuso il libro con un gesto secco, Vannacci si è rivolto direttamente alla telecamera, come se stesse parlando alla premier in persona, e ha pronunciato la frase che ha fatto esplodere il web: «Setz dich, baby Mädchen». Le parole, un misto di tedesco e italiano volgare – «siediti, piccola ragazza» con un tono infantilizzante e sessista – hanno gelato il sangue a molti spettatori.

Il conduttore ha provato a interrompere, ma Vannacci ha continuato ridendo: «Dai, siediti baby girl, che fai la dura ma sei solo una bambina viziata dal potere».

La frase, pronunciata con accento marcato e un ghigno beffardo, ha immediatamente rimandato alle polemiche passate di Vannacci, noto per le sue uscite controverse su genere, immigrazione e «ideologia woke». Ma stavolta il bersaglio era la leader del centrodestra, colei che molti considerano l’icona della destra sovranista italiana. In pochi secondi, i social network sono esplosi.

Su X (ex Twitter) l’hashtag #VannacciMeloni ha scalato le tendenze in Italia e all’estero, con migliaia di post che oscillavano tra l’indignazione («Sessista schifoso, offende la premier e tutte le donne»), la difesa («Finalmente qualcuno dice la verità su chi comanda davvero») e la derisione («Baby Mädchen? Sembra un ubriaco in birreria»). Molti hanno notato l’uso del tedesco, forse un riferimento alle sue frequentazioni militari o semplicemente un vezzo per sembrare più “duro”.

La reazione del governo non si è fatta attendere. Dal ministero della Famiglia e delle Pari Opportunità è arrivata una nota durissima: «Le parole di Vannacci rappresentano un insulto non solo a Giorgia Meloni, ma a tutte le donne italiane che si battono ogni giorno per affermarsi. La premier ha dimostrato con i fatti di essere una leader forte, non una “bambina”». Arianna Meloni, sorella della premier e figura influente nel partito, ha commentato in un’intervista: «Siamo concentrati sul lavoro per il Paese, non su provocazioni da bar.

Vannacci sa di non poter competere con Giorgia, e cerca visibilità con questi mezzucci». Anche Fratelli d’Italia ha mobilitato i suoi parlamentari: diversi deputati hanno chiesto l’intervento dell’Ordine dei Giornalisti e persino una riflessione sulla par condicio in TV per trasmissioni che ospitano figure divisive.

Dall’opposizione, invece, è arrivata una pioggia di ironia mista a condanna. Il PD ha parlato di «deriva maschilista della destra», mentre il M5S ha ironizzato: «Prima litigano tra loro, poi si insultano. Il centrodestra è un circo». Salvini, ex alleato di Vannacci, ha mantenuto un profilo basso ma ha fatto trapelare irritazione: «Ognuno risponde delle sue parole». Il leader della Lega, che aveva accolto Vannacci nel partito dopo il successo alle Europee 2024, aveva visto la sua stella offuscarsi proprio per via di queste uscite estreme.

Ma chi è davvero Roberto Vannacci in questo 2026? L’ex generale dell’Esercito, autore del bestseller “Il mondo al contrario”, ha costruito la sua popolarità su un mix di nazionalismo, critica alla “cancel culture” e difesa dei valori tradizionali. Dopo aver raccolto oltre 500.000 preferenze alle Europee con la Lega, è diventato vicesegretario federale, ma le tensioni interne lo hanno spinto a fondare Futuro Nazionale. Lo statuto del partito è un manifesto contro gender, woke, immigrazionismo e per la «famiglia naturale».

Vannacci si presenta come l’erede “puro” del sovranismo, accusando Meloni di aver moderato troppo le posizioni per governare con Forza Italia e Lega.

L’episodio della biografia letta in TV non è isolato. Negli ultimi mesi Vannacci ha accumulato polemiche: commenti su Gaza, critiche al governo per presunta “morbidezza” sull’immigrazione, attacchi a intellettuali e media. Ma colpire direttamente Meloni, figura quasi intoccabile nel suo elettorato, è un passo rischioso. Analisti politici parlano di strategia deliberata: polarizzare per rubare consensi a Fratelli d’Italia, puntando su un elettorato maschile, arrabbiato e nostalgico. Altri lo vedono come un’autentica perdita di controllo, un eccesso che potrebbe alienare anche i suoi sostenitori più fedeli.

La premier, dal canto suo, non ha risposto direttamente. Fonti vicine a Palazzo Chigi riferiscono che Meloni ha commentato privatamente: «Lasciamolo parlare, si brucia da solo». In un Paese dove la politica è spettacolo, gesti come questo alimentano il dibattito ma rischiano di logorare la credibilità di tutti. Vannacci ha ottenuto minuti di fama, ma a che prezzo? La frase «Setz dich, baby Mädchen» resterà impressa come uno dei momenti più bassi della politica italiana recente, un insulto che va oltre la persona e tocca il ruolo della donna al potere.

Nel frattempo, la trasmissione ha chiuso in fretta tra spot e sigle. Lo studio era teso, il conduttore visibilmente imbarazzato. Fuori, la notte romana continuava indifferente, ma dentro i palazzi del potere si ragionava già sulle conseguenze: quante preferenze perderà Futuro Nazionale? Quante ne guadagnerà Meloni per victim shaming? E soprattutto, in un’Italia divisa tra populismo e istituzione, quanto spazio resta per un confronto civile? La risposta, per ora, è affidata alle urne e al tempo, ma una cosa è certa: quella serata in diretta ha segnato un punto di non ritorno nelle faide della destra italiana. 

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