La mattina di Canale 5 si è trasformata in un teatro di gelo e imbarazzo durante l’ultima puntata di Mattino Cinque. Quello che doveva essere un aggiornamento tecnico su una vicenda giudiziaria collaterale al delitto di Garlasco è degenerato in uno dei momenti più surreali della stagione televisiva. Al centro della tempesta mediatica l’avvocato Massimo Lovati, ospite di Federica Panicucci, che ha lanciato dichiarazioni pesantissime riguardanti la morte di Chiara Poggi, evocando scenari da spy-story che hanno costretto la conduttrice a prendere immediatamente le distanze.

Per comprendere la tensione palpabile in studio, è necessario fare un passo indietro. Il delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007, è una ferita mai del tutto rimarginata nella cronaca nera italiana. Nonostante la condanna definitiva di Alberto Stasi, la vicenda continua a generare strascichi legali e mediatici.
Nella puntata del 6 febbraio 2026, l’attenzione si è focalizzata su un nuovo capitolo giudiziario: il rinvio a giudizio per diffamazione aggravata dell’avvocato Massimo Lovati. Il legale era finito nel mirino della magistratura per alcune dichiarazioni rese il 13 marzo dell’anno precedente, all’uscita della caserma dei Carabinieri, in occasione del prelievo del DNA ad Andrea Sempio (amico del fratello della vittima, a sua volta indagato e poi archiviato).
Federica Panicucci ha introdotto l’ospite con la consueta professionalità, sottolineando come Lovati fosse “su tutti i giornali”, cercando di offrire al pubblico una ricostruzione chiara dei fatti grazie anche al supporto dell’inviato Emanuele Canta. La notifica del decreto di citazione diretta a giudizio presso il Tribunale di Milano sembrava essere l’unico tema all’ordine del giorno. Nessuno, probabilmente nemmeno la stessa conduttrice, poteva immaginare la piega che avrebbe preso la discussione di lì a poco.
Il primo campanello d’allarme è suonato quando si è toccato il tasto della linea difensiva di Lovati. L’avvocato, lungi dal mostrarsi preoccupato per il processo che lo attende, ha ostentato una tranquillità quasi disarmante. Incalzato sul significato delle sue precedenti affermazioni, considerate diffamatorie dall’accusa, Lovati ha ribadito il concetto di “macchinazione”.

Secondo la sua ricostruzione, non si tratterebbe di un complotto ordito in senso classico, ma di un’attività “occulta”. La distinzione semantica, su cui l’avvocato ha insistito molto, verteva sulla differenza tra un piano preordinato e un’operazione investigativa nascosta. Lovati ha fatto esplicitamente il nome di un’agenzia investigativa, sostenendo che le indagini difensive svolte all’epoca dai legali della controparte avrebbero seguito binari non convenzionali.
“Macchinazione è un vocabolo di uso comune che serve a significare la messa in opera di un’attività occulta ai danni di qualcuno”, ha spiegato Lovati, annunciando battaglia per l’udienza predibattimentale fissata per il prossimo 26 maggio. Una data che il legale ha caricato di aspettative enormi, promettendo “rivelazioni davvero molto significative” che, a suo dire, potrebbero riscrivere la storia non solo del suo processo, ma dell’intero caso Garlasco
È stato quando il discorso si è spostato dall’aspetto procedurale alle ipotesi sull’omicidio vero e proprio che la situazione è precipitata. Federica Panicucci, cercando di approfondire le allusioni dell’ospite, ha domandato chiarimenti sulle “notizie importanti” che l’avvocato affermava di possedere.
La risposta di Lovati ha lasciato lo studio attonito. Abbandonando le piste note — quella che ha portato alla condanna di Stasi o quella, archiviata, su Sempio — l’avvocato ha evocato una terza via: la pista del sicario. Ma non un sicario qualunque.
Lovati ha parlato di “un’organizzazione criminale” e ha definito l’esecutore materiale del delitto come una sorta di “agente segreto”. “Il sicario è come uno 007, va dove vuole”, ha affermato con convinzione, suggerendo l’esistenza di livelli di coinvolgimento che andrebbero ben oltre le dinamiche familiari o passionali sempre ipotizzate dagli inquirenti.
L’immagine di un killer professionista, addestrato e coperto da segreti inconfessabili, che si muove nell’ombra della villetta di via Pascoli, ha creato un cortocircuito logico e televisivo. Le reazioni degli altri ospiti in studio, tra cui l’avvocato Gallo, sono state un misto di scetticismo e incredulità, ma è stata la padrona di casa a dover intervenire per arginare il flusso di affermazioni sempre più ardite.
Di fronte all’evocazione di agenti segreti e 007, Federica Panicucci ha sentito il dovere di tracciare una linea netta di demarcazione tra le opinioni dell’ospite e la linea editoriale del programma. Con tono fermo ma educato, la conduttrice ha bloccato Lovati: “Io la seguo fino a un certo punto. Quando lei mi dice che è un agente segreto faccio sinceramente fatica”.
Una dissociazione necessaria, in diretta televisiva, per evitare di dare sponda a teorie che, al momento, appaiono prive di riscontri oggettivi nelle sentenze passate in giudicato. La Panicucci ha cercato di riportare il discorso su binari più razionali, ma l’avvocato ha rincarato la dose parlando di “segreti arcani che compromettevano personaggi illustri”. Parole pesanti come macigni, lanciate in una fascia oraria di grande ascolto, che hanno trasformato il salotto di Mattino Cinque in una polveriera.
L’ombra della pedopornografia: un’altra accusa shock
Come se la teoria dello 007 non fosse sufficiente, nel corso del suo intervento Lovati ha toccato un altro nervo scoperto, lanciando un’insinuazione gravissima riguardante la vittima. L’avvocato ha riferito di voci secondo cui le parti processuali starebbero verificando la presenza di immagini pedopornografiche nel computer di Chiara Poggi.
Secondo la logica esposta da Lovati, l’eventuale esistenza di tale materiale non infangherebbe la memoria della ragazza, ma anzi confermerebbe la sua tesi: Chiara, secondo lui, stava “facendo delle ricerche” o indagando su qualcosa di pericoloso, e per questo sarebbe stata eliminata. Un tentativo di collegare la morte della giovane a quell’”organizzazione criminale” citata poco prima. Anche su questo punto, il gelo in studio è stato tangibile. Si tratta di affermazioni che, se non supportate da prove granitiche, rischiano di aggiungere dolore a una famiglia che attende pace da quasi vent’anni.
La puntata si è chiusa lasciando dietro di sé più domande che risposte, e una scia di polemiche destinata a durare. L’avvocato Gallo, presente in studio per difendere la posizione di Lovati sul piano tecnico, ha annunciato che verrà richiesta la sospensione del processo per diffamazione. La strategia difensiva è chiara: per stabilire se le parole di Lovati siano diffamatorie o meno, bisogna prima capire come si concluderà la vicenda giudiziaria di Sempio e se le “verità” annunciate troveranno riscontro.
L’appuntamento cruciale è ora fissato per il 26 maggio, data dell’udienza predibattimentale. In quella sede, Lovati ha promesso di produrre il fascicolo delle indagini difensive e di svelare le carte che, a suo dire, dimostrerebbero la fondatezza delle sue teorie sulla “macchinazione”. Fino ad allora, restano l’eco delle parole pronunciate in diretta tv e la netta presa di distanza di Federica Panicucci, costretta a gestire uno dei momenti più difficili della sua conduzione.
Il caso Garlasco, che sembrava aver trovato una sua tragica stabilità giuridica, dimostra ancora una volta la sua capacità di generare mostri mediatici e colpi di scena. Resta da capire se le dichiarazioni di Lovati siano il preludio a una reale revisione dei fatti o solo l’ultimo, sconcertante, atto di una tragedia italiana che non smette di far discutere.