Vannacci umilia von der Leyen: “L’Europa è moribonda, riapriamo subito i rubinetti del gas russo”

Il Parlamento Europeo è stato teatro di uno degli scontri più violenti e significativi della sua storia recente. Roberto Vannacci, eurodeputato dalle posizioni spesso dirompenti, ha lanciato un attacco frontale e senza precedenti contro la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Non si è trattato di una semplice critica politica, ma di una contestazione radicale dell’intera architettura geopolitica ed economica su cui si fonda l’Unione Europea contemporanea.
Davanti a un’aula ammutolita, Vannacci ha dichiarato fallimentari le politiche di Bruxelles, invocando un ritorno immediato al pragmatismo energetico e la fine delle “crociate ideologiche” che starebbero portando il continente al collasso.
L’irrilevanza diplomatica di Bruxelles
Il primo punto del j’accuse di Vannacci ha riguardato il peso strategico dell’Unione Europea sulla scacchiera mondiale. Con sarcasmo tagliente, l’eurodeputato ha dipinto un’immagine spietata di una leadership europea totalmente esclusa dalle decisioni che contano. Mentre la Presidente von der Leyen si dichiarava “preoccupata” per i conflitti globali, Vannacci ha sottolineato come i veri attori del cambiamento — Donald Trump e Vladimir Putin — stiano già dialogando direttamente, scavalcando completamente le istituzioni europee.
Secondo Vannacci, l’Europa è stata ridotta a un ruolo di comparsa irrilevante, incapace di incidere sui destini del mondo e vittima passiva dei ridisegni dei confini operati dalle superpotenze.
Il fallimento del Green Deal e la crisi economica
Il cuore dell’attacco si è poi spostato sulla politica interna, in particolare sul Green Deal. Vannacci ha rotto il tabù dell’intangibilità dell’agenda ambientale europea, definendola la causa principale della “morte economica” del continente. Con toni drammatici, ha descritto un’Europa già moribonda, dove le fabbriche chiudono e la produzione industriale, specialmente quella tedesca, è in caduta libera. L’accusa è chiara: per inseguire un’ideologia ambientale dogmatica e punitiva, l’Unione Europea sta sacrificando la propria competitività e distruggendo sistematicamente la classe media, favorendo di fatto i colossi industriali asiatici e americani.
La proposta shock: riallacciare i rapporti con la Russia

L’affermazione che ha scatenato la bufera totale è stata la richiesta esplicita di riaprire immediatamente i rubinetti di petrolio, gas e fertilizzanti con la Federazione Russa. Vannacci ha invitato l’Europa a smettere di “applaudire irresponsabilmente” alle politiche di esportazione della democrazia che, a suo dire, hanno solo prodotto danni economici incalcolabili al nostro tessuto sociale. Invece di mantenere un regime sanzionatorio che colpisce più l’Europa che l’avversario, l’eurodeputato ha esortato Bruxelles a fare finalmente i propri interessi strategici e nazionali, riallacciando i ponti energetici necessari alla sopravvivenza dell’industria.
L’ipocrisia sanzionatoria e la rabbia popolare
Vannacci ha messo a nudo quella che definisce una “gigantesca ipocrisia”: l’Europa che finge di non comprare energia russa mentre la acquista triangolata attraverso paesi terzi a costi esorbitanti. Questo meccanismo non farebbe altro che arricchire gli intermediari e svuotare i conti correnti di cittadini e imprenditori. L’intervento dell’eurodeputato è stato presentato come la voce di una parte crescente della popolazione europea che, lontana dai salotti della politica, sta soffocando sotto il peso dell’inflazione e della deindustrializzazione galoppante.
Una frattura irreversibile nel sistema di potere
Le conseguenze di questo scontro vanno oltre il momento istituzionale. La sfida lanciata da Vannacci direttamente negli occhi di Ursula von der Leyen certifica la fine del consenso unanime verso le politiche della Commissione. La faglia tettonica che si è aperta tra chi vuole continuare con il supporto militare e la transizione ecologica a tappe forzate e chi chiede pragmatismo estremo e sopravvivenza economica è ormai incolmabile. Se il nuovo asse geopolitico mondiale dovesse consolidarsi tra Washington e Mosca, l’Europa guidata dalla von der Leyen rischierebbe l’isolamento totale, lasciata sola a gestire le macerie delle proprie scelte ideologiche.
In conclusione, l’intervento di Roberto Vannacci ha segnato il punto di non ritorno. Il recinto della retorica europea è saltato e la luna, citando l’eurodeputato, sta cadendo mentre i burocrati continuano a guardare il dito. La vera questione ora non è più il galateo istituzionale, ma se l’Europa sarà capace di svegliarsi dal suo sonno ideologico prima che il collasso economico diventi definitivo e irreversibile.
L’affermazione che ha scatenato la bufera totale è stata la richiesta esplicita di riaprire immediatamente i rubinetti di petrolio, gas e fertilizzanti con la Federazione Russa. Vannacci ha invitato l’Europa a smettere di “applaudire irresponsabilmente” alle politiche di esportazione della democrazia che, a suo dire, hanno solo prodotto danni economici incalcolabili al nostro tessuto sociale. Invece di mantenere un regime sanzionatorio che colpisce più l’Europa che l’avversario, l’eurodeputato ha esortato Bruxelles a fare finalmente i propri interessi strategici e nazionali, riallacciando i ponti energetici necessari alla sopravvivenza dell’industria.
L’ipocrisia sanzionatoria e la rabbia popolare
Vannacci ha messo a nudo quella che definisce una “gigantesca ipocrisia”: l’Europa che finge di non comprare energia russa mentre la acquista triangolata attraverso paesi terzi a costi esorbitanti. Questo meccanismo non farebbe altro che arricchire gli intermediari e svuotare i conti correnti di cittadini e imprenditori. L’intervento dell’eurodeputato è stato presentato come la voce di una parte crescente della popolazione europea che, lontana dai salotti della politica, sta soffocando sotto il peso dell’inflazione e della deindustrializzazione galoppante.
Una frattura irreversibile nel sistema di potere
Le conseguenze di questo scontro vanno oltre il momento istituzionale. La sfida lanciata da Vannacci direttamente negli occhi di Ursula von der Leyen certifica la fine del consenso unanime verso le politiche della Commissione. La faglia tettonica che si è aperta tra chi vuole continuare con il supporto militare e la transizione ecologica a tappe forzate e chi chiede pragmatismo estremo e sopravvivenza economica è ormai incolmabile. Se il nuovo asse geopolitico mondiale dovesse consolidarsi tra Washington e Mosca, l’Europa guidata dalla von der Leyen rischierebbe l’isolamento totale, lasciata sola a gestire le macerie delle proprie scelte ideologiche.
In conclusione, l’intervento di Roberto Vannacci ha segnato il punto di non ritorno. Il recinto della retorica europea è saltato e la luna, citando l’eurodeputato, sta cadendo mentre i burocrati continuano a guardare il dito. La vera questione ora non è più il galateo istituzionale, ma se l’Europa sarà capace di svegliarsi dal suo sonno ideologico prima che il collasso economico diventi definitivo e irreversibile.