L’Atto d’Accusa di Rossi Hawkins: “Screditare l’Italia all’Estero è Miserabile”, Elly Schlein nel Mirino della Critica

Il panorama politico italiano è scosso da una polemica che travalica i confini nazionali e tocca le corde più profonde del senso di appartenenza e del prestigio internazionale. Al centro della tempesta si trova la dura presa di posizione di Maria Luisa Rossi Hawkins, storica e stimata corrispondente dagli Stati Uniti, che ha rivolto parole di fuoco contro la leadership di Elly Schlein e la strategia comunicativa della sinistra italiana oltreoceano.
La critica non riguarda solo il merito delle scelte politiche, ma investe l’etica stessa del rappresentare la nazione in contesti pubblici internazionali, sollevando un interrogativo brutale: è lecito denigrare il proprio Paese per colpire l’avversario politico?
Un’abitudine spregevole: il fango oltre confine
Secondo l’analisi lucida e senza filtri della Hawkins, esiste un “vizio terribile” radicato in certi settori della politica nostrana: quello di utilizzare le ribalte internazionali non per promuovere le eccellenze o gli interessi nazionali, ma per gettare fango sull’Italia con l’unico obiettivo di indebolire il governo in carica. Questo comportamento viene definito dalla giornalista come “spregevole” e persino “miserabile”. La gravità di tali azioni risiede nel fatto che, nel tentativo di colpire una parte politica, si finisce per danneggiare l’immagine complessiva dell’intero Paese, alimentando quegli stereotipi e pregiudizi che da decenni perseguitano gli italiani nel mondo.
Il paradosso evidenziato è che, mentre l’interlocutore straniero osserva con distacco, chi parla male della propria patria crede erroneamente di accattivarsi la simpatia dell’uditorio. In realtà, il risultato ottenuto è diametralmente opposto: l’Italia appare divisa, debole e facilmente sfruttabile nelle dinamiche di potere globali. Gli altri Paesi, sottolinea la Hawkins, pur vivendo lacerazioni interne spesso più profonde delle nostre, mantengono una facciata di assoluta compattezza quando si tratta di varcare i confini nazionali.
Il confronto con le altre potenze mondiali

La corrispondente porta esempi concreti che mettono a nudo la fragilità della strategia italiana. Ha descritto delegazioni francesi, tedesche e inglesi che, pur essendo politicamente divise in patria, arrivano alla Casa Bianca o nei centri di potere internazionali con un unico obiettivo: promuovere le proprie imprese e il proprio sistema Paese. In questi casi, la politica interna si ferma alla frontiera. In Italia, invece, sembra accadere il contrario.
Il leader politico in questione è accusato di aver pronunciato requisitorie che non menzionano nemmeno il nome dell’Italia se non in chiave negativa, trasformando le istituzioni straniere in un palcoscenico per una guerriglia civile mediatica che non giova a nessuno.
Costruire è difficile, distruggere è un gioco da ragazzi
Un punto fondamentale della critica riguarda il tempismo di queste uscite infelici. Ottobre è il mese dedicato all’eredità italiana negli Stati Uniti, un periodo in cui si celebrano i sacrifici e il talento dei milioni di connazionali che hanno contribuito a fare grande l’America e a portare alto il nome dell’Italia. È in questo contesto di orgoglio che la dissonanza della protesta politica appare ancora più stridente. “Costruire è faticoso e difficile,” ammonisce la Hawkins, “e quando mancano il talento e la disciplina per farlo, la cosa più facile è distruggere e destabilizzare, costi quel che costi.”
Questa osservazione mette in luce una mancanza di visione strategica che trascende la semplice opposizione elettorale. Se il fine giustifica i mezzi al punto da mettere a rischio la reputazione della nazione, allora il limite della decenza politica è stato abbondantemente superato. La rabbia dei cittadini che si sentono traditi da questo atteggiamento è palpabile: chi lavora ogni giorno, in patria o all’estero, per dare lustro al tricolore, vede i propri sforzi vanificati da narrazioni distruttive fatte per puro calcolo partitico.
Le conseguenze di un’immagine indebolita
Le parole della storica corrispondente non sono solo uno sfogo, ma un monito sulle conseguenze concrete di questa deriva. Un Paese che si presenta diviso all’esterno perde potere contrattuale, perde investimenti e, soprattutto, perde rispetto. La sinistra, secondo questa visione, starebbe giocando una partita pericolosa in cui la posta in gioco non è la caduta di un governo, ma il declino della credibilità italiana nel mondo.
In un’epoca in cui la comunicazione globale è istantanea, ogni parola pronunciata a Washington o a Bruxelles rimbalza immediatamente, diventando verità per chi non conosce la complessità della nostra realtà interna. L’invito che emerge da questa analisi è chiaro: è necessario un ritorno al senso dello Stato e al rispetto per la nazione, indipendentemente da chi sieda a Palazzo Chigi. La critica è legittima, la lotta politica è il cuore della democrazia, ma il fango sulla bandiera è un prezzo che l’Italia non può più permettersi di pagare.