**Risultati delle autopsie resi noti per i cinque turisti morti nell’incidente subacqueo nella grotta alle Maldive. Tre dei cinque corpi presentavano ferite allarmanti e insolite, la cui causa è…**

I corpi dei cinque sub italiani deceduti il 14 maggio 2026 durante un’immersione in grotta a Vaavu Atoll sono stati rimpatriati in Italia nei giorni scorsi e sottoposti ad accurati esami autoptici presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Genova e del Policlinico di Roma. Le autorità maldiviane e la Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo e lesioni gravi, hanno reso pubblici i primi risultati delle perizie forensi, destando sconcerto e nuove domande su una tragedia già considerata la più grave nella storia delle immersioni alle Maldive.
Secondo il rapporto preliminare dei periti, quattro delle cinque vittime — Monica Montefalcone (52 anni), la figlia Giorgia Sommacal (20 anni), Muriel Oddenino (31 anni) e Federico Gualtieri (età non confermata ufficialmente) — sono morte per annegamento associato a esaurimento delle riserve di aria e grave barotrauma. Il quinto membro del gruppo, l’istruttore Gianluca Benedetti, presentava segni compatibili con una risalita di emergenza troppo rapida. Tuttavia, ciò che ha maggiormente allarmato gli investigatori sono le **ferite insolite** riscontrate su tre corpi: quelli di Monica Montefalcone, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri.
Queste lesioni, definite dai medici legali “atipiche e non immediatamente spiegabili con la dinamica di un semplice incidente subacqueo”, includono lacerazioni profonde e abrasioni lineari multiple sulle braccia, sul torace e sulle gambe, alcune delle quali presentano margini netti e regolari, come se fossero state prodotte da un oggetto tagliente o da una forte pressione meccanica in ambiente acquatico. In particolare, sul corpo della professoressa Montefalcone sono state osservate lesioni simmetriche sulle spalle e sulla nuca, compatibili con una possibile compressione o trazione violenta.
Sul corpo di Muriel Oddenino, ricercatrice dell’Università di Genova, sono emerse ecchimosi e contusioni profonde sui polsi e sulle caviglie, quasi come segni di una presa o di un tentativo di trascinamento. Federico Gualtieri presentava invece ferite lacero-contuse sul volto e sul collo, con tracce di tessuto molle strappato in modo irregolare.
I periti hanno escluso, almeno nelle prime analisi, che tali lesioni siano state causate da morsi di squalo — presenza comunque segnalata nella zona — perché i pattern non corrispondono ai tipici archi dentari degli squali locali. Neppure sembrano derivare da urti contro le pareti rocciose della grotta, poiché alcune lesioni mostrano direzionalità e ripetitività incompatibili con un semplice impatto casuale in condizioni di scarsa visibilità.
«Stiamo valutando diverse ipotesi», ha dichiarato il professor Enrico Rossi, uno dei medici legali coinvolti nelle autopsie, in un briefing riservato con i familiari. «Potrebbe trattarsi di un contatto violento con attrezzature subacquee durante il panico, di correnti fortissime all’interno della grotta che hanno sbattuto i sub contro rocce taglienti, o di qualcosa di ancora diverso. Le analisi tossicologiche e istologiche sono in corso per verificare eventuali contaminazioni o reazioni biologiche anomale».
La grotta in questione, parte del sistema di cavità sottomarine noto come Devana Kandu vicino all’isola di Alimathaa, è nota per essere complessa, con passaggi stretti, correnti imprevedibili e visibilità spesso ridotta a meno di un metro a causa del limo sollevato. Il gruppo, composto da ricercatori dell’Università di Genova impegnati in uno studio sull’impatto dei cambiamenti climatici sulle barriere coralline, aveva un permesso scientifico che autorizzava immersioni fino a 50 metri, oltre il limite ricreativo standard di 30 metri previsto dalle autorità maldiviane.
Utilizzavano attrezzature ricreative standard, non rebreather tecnici specifici per grotte, circostanza che ha sollevato critiche da parte della comunità internazionale dei cave diver.
Le famiglie delle vittime, riunite in un’associazione temporanea, hanno espresso profondo dolore misto a rabbia. Carlo Sommacal, marito di Monica e padre di Giorgia, ha dichiarato: «Mia moglie era una delle sub più esperte al mondo, con migliaia di immersioni alle spalle. Non avrebbe mai messo in pericolo sua figlia o i colleghi senza una ragione valida. Queste ferite strane ci fanno pensare che qualcosa di imprevisto e terribile sia accaduto laggiù. Vogliamo la verità, non solo condoglianze».
Le indagini della Procura di Roma si concentrano ora sul centro immersioni locale e sull’equipaggio del liveaboard “Duke of York”, la barca da cui è partita l’escursione. Sono stati sequestrati i computer subacquei, le bombole residue e le GoPro dei sub. I dati preliminari mostrano che il gruppo ha superato i 52 metri di profondità e si è addentrato per oltre 80 metri all’interno della grotta prima di perdere il contatto.
Esperti internazionali di cave diving, tra cui membri della squadra finlandese che ha recuperato i corpi, hanno sottolineato i rischi estremi di questo tipo di immersioni. «Le grotte marine sono ambienti ostili anche per i professionisti», ha spiegato Sami Paakkarinen, uno dei leader della missione di recupero. «Correnti, perdita di orientamento, silt-out (improvvisa oscurità totale) e panico possono trasformare un’immersione di routine in una trappola mortale in pochi minuti».
Tuttavia, le ferite insolite aprono scenari inquietanti. Alcuni periti non escludono che uno o più sub, in preda alla narcosi da azoto o a una forte ipossia, possano aver avuto comportamenti agitati che hanno causato traumi reciproci durante tentativi di aiuto. Altre ipotesi, ancora più difficili da verificare, riguardano possibili contatti con fauna marina aggressiva o con relitti sommersi non mappati presenti nella grotta.
Nel frattempo, il governo maldiviano ha sospeso temporaneamente le autorizzazioni per immersioni in grotta superiori ai 30 metri e ha annunciato una revisione delle norme di sicurezza turistica. L’incidente ha già provocato un calo delle prenotazioni di diving vacation nell’arcipelago, da sempre considerato un paradiso subacqueo.
Per i familiari e per la comunità scientifica italiana, la ferita resta aperta. Monica Montefalcone non era solo una docente stimata, ma una voce autorevole nella lotta contro il cambiamento climatico degli oceani. Sua figlia Giorgia stava muovendo i primi passi nella stessa direzione. Muriel Oddenino e Federico Gualtieri rappresentavano il futuro della ricerca marina italiana. La loro morte, e soprattutto le circostanze ancora oscure emerse dalle autopsie, rischiano di diventare un caso emblematico sui limiti della sicurezza nelle attività estreme.
Le analisi forensi complete, incluse quelle genetiche e tossicologiche avanzate, sono attese nelle prossime settimane. Solo allora, forse, si potrà capire cosa abbia realmente causato quelle «ferite allarmanti e insolite» su tre dei cinque corpi. Fino ad allora, il silenzio della grotta di Vaavu Atoll continua a custodire i suoi segreti più cupi, mentre il dolore delle famiglie chiede risposte chiare e definitive.