VERITÀ INnegabile sulla causa della morte@th di 5 subacquei professionisti italiani alle Maldive: non esiste la grotta della de@th che risucchia 5 vittime al suo interno

DOSSIER FORENSE E DIGITALE SULLA TRAGEDIA DELLA GROTTA SOMMERSA DELLE MALDIVE: DECODIFICARE L’ERRORE CRITICO DI NAVIGAZIONE DEI CINQUE SUBACQUEI ITALIANI

MASCHIO, MALDIVE— L’indagine sulla morte di cinque subacquei italiani all’interno di una rete di grotte sommerse nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, il 14 maggio, sta entrando in una fase cruciale mentre si espande in un’inchiesta internazionale. Attualmente, le autorità di entrambe le nazioni si stanno muovendo rapidamente per sequestrare e sigillare i dispositivi elettronici, sintetizzando al contempo le testimonianze del personale di soccorso professionale e degli esperti locali per chiarire il principale catalizzatore di questo incidente catastrofico.

Il sistema di grotte in cui è avvenuto l’incidente – indicato nei rapporti locali come Devana Kandu o Dhekunu Kandu – è diventato il punto focale di un’indagine più ampia per omicidio colposo (omicidio colposo) avviata dalla Procura di Roma ed eseguita direttamente dalla Squadra Mobile di Genova.

1. Sequestro di dispositivi elettronici e andamento delle indagini giudiziarie

Per facilitare le indagini forensi digitali, gli investigatori della polizia hanno sequestrato un grande volume di attrezzature personali delle vittime, inclusi telefoni cellulari, personal computer, tablet, unità USB e dischi rigidi portatili. Lo riferisce il quotidiano italianoCorriere Della Sera, l’intero deposito di attrezzature è stato trasportato in sicurezza e restituito in Italia da Stefano Vanin, professore associato di zoologia presso l’Università di Genova.

Prime immagini del soccorso speleologico mentre uno dei membri della squadra attraversa l’ingresso (Foto: Sami Paakkarinen/DAN Europe)

Il signor Vanin era un passeggero sulla stessa nave da crociera, laDuca di York, nei panni della professoressa Monica Montefalcone, docente di ecologia all’Università di Genova e una dei cinque subacquei che morirono all’interno della grotta.

Le identità dei membri della squadra di sommozzatori dichiarati dispersi e successivamente confermati deceduti dopo l’immersione fatidica del 14 maggio includono:

Professoressa Monica Montefalcone(Professore all’Università di Genova)Giorgia Sommacal(22, figlia del professor Montefalcone)Muriel Oddenino(Ricercatore)Federico Gualtieri(Assistente di ricerca)Gianluca Benedetti(Istruttore/Guida subacquea)

Tragicamente, il disastro è costato la vita anche a un primo soccorritore locale. Il sergente maggiore Mohamed Mahudhee, un sommozzatore della Forza di difesa nazionale delle Maldive (MNDF), è morto eroicamente per mancanza d’aria durante l’operazione di ricerca iniziale, poco dopo che la squadra di sommozzatori era stata dichiarata scomparsa.

Per quanto riguarda la tempistica del recupero, il corpo dell’istruttore e guida Gianluca Benedetti è stato il primo ad essere localizzato e portato in superficie il giorno esatto dell’incidente (14 maggio). Le restanti quattro vittime del gruppo di ricerca sono state localizzate il 18 maggio da una squadra di speleologi finlandesi composta da Sami Paakkarinen, Patrik Grönqvist e Jenni Westerlund. Questa squadra di specialisti, schierata dal DAN Europe, ha completato nei due giorni successivi il recupero del resto della squadra scomparsa.

2. I dispositivi digitali a Malé e il dibattito sulle correnti di marea

Insieme ai dispositivi restituiti in Italia, le autorità italiane hanno presentato richieste ufficiali al governo delle Maldive per l’accesso alle action cam GoPro, ai computer subacquei e ad altre attrezzature recuperate dai corpi dalla squadra finlandese. Questi oggetti sono attualmente detenuti dagli investigatori a Malé.

Gli esperti del settore sottolineano che l’estrazione dei dati da questi dispositivi è fondamentale per ricostruire l’esatta sequenza della tragedia. Forniscono una telemetria precisa che include profondità assolute, tempistiche dettagliate, tassi di consumo di gas e, potenzialmente, riprese video che catturano il disastro mentre si svolgeva. Questi flussi di dati aiuteranno a confermare o a mettere a tacere le teorie sul fatto che la squadra sia entrata volontariamente nella grotta o sia stata spinta con la forza all’interno da una corrente violenta.

Sulla base di interviste approfondite con la squadra di soccorso finlandese e di quanto riportato dai media italiani, lo scenario più plausibile finora stabilito è chei subacquei sono entrati deliberatamente nella grotta e sono rimasti intrappolati quando hanno scambiato un tunnel senza uscita per l’uscita.

3. Una condanna a morte formata da un “errore fatale di navigazione”

In un’intervista esclusiva conCorriere della Sera, lo specialista di soccorso speleologico Sami Paakkarinen ha fermamente contestato la teoria secondo cui i subacquei sarebbero entrati nella grotta accidentalmente o involontariamente:

“È una grotta enorme”, ha analizzato Paakkarinen. “E poi, alle Maldive, il sole splende fino, credo, a 100 metri di profondità. Quindi a 60 metri è ancora giorno, e quando entri in una grotta, te ne accorgi perché fa buio. Non rischi di entrare accidentalmente in una grotta.”

In precedenza, una delle teorie più diffuse sulla causa della morte era che i subacquei fossero stati trascinati nell’imboccatura della grotta da forti correnti, generando unEffetto Venturicontro il quale non erano fisicamente in grado di nuotare. L’effetto Venturi si verifica quando un fluido o un gas scorre attraverso uno stretto punto di strozzatura, provocando un rapido aumento della sua velocità e contemporaneamente una diminuzione della pressione circostante, creando un grave effetto di aspirazione meccanica.

Questa teoria Venturi fu proposta da Alfonso Bolognini, presidente della Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica, sulla base di schizzi architettonici dell’ingresso della grotta. Tuttavia, Paakkarinen ha confutato direttamente questa premessa basandosi sulla sua esperienza sul campo nel mondo reale:

“Posso solo commentare in base alla mia esperienza. Abbiamo sperimentato queste cosiddette correnti di marea. L’acqua si muove in questa direzione per 12 ore e poi nella direzione opposta per altre 12. Correnti continue. Quindi è vero che c’è una corrente che entra ed esce dalla grotta. La grotta, per così dire, respira. Ma in realtà non è molto forte. Non è possibile che abbia risucchiato qualcuno.”

Sebbene ciò non escluda completamente la possibilità che i subacquei siano influenzati in una certa misura da una corrente, la morfologia fisica della grotta e la posizione terminale dei corpi indicano fortemente che il gruppo ha nuotato volontariamente nella seconda camera più profonda del sistema.

4. La trappola visiva del “muro di sabbia ingannevole”

La disposizione geometrica della grotta Devana Kandu è stata dettagliata dalla squadra di soccorso finlandese e da altri subacquei tecnici che l’hanno esplorata in precedenza, tra cui Shafraz Naeem, un subacqueo tecnico maldiviano che ha registrato immersioni in questo sito specifico più di 30 volte. La grotta presenta un’enorme apertura altamente visibile a una profondità di 47 metri ($154text{ ft}$), che si apre in una Prima Camera spaziosa e ampia.

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