Il mondo del ciclismo è stato scosso da una rivelazione sorprendente. Tadej Pogačar, due volte vincitore del Tour de France e stella indiscussa della UAE Team Emirates, ha confessato un’abitudine segreta condivisa da quasi il 90% dei ciclisti professionisti: bere Coca-Cola durante la gara.
Una dichiarazione che ha acceso immediatamente il dibattito, trasformandosi in una vera e propria controversia che divide tifosi, esperti di nutrizione e leggende del ciclismo.
Coca-Cola come “arma segreta”
Secondo Pogačar, la bevanda gassata non è un semplice capriccio, ma un vero e proprio alleato nelle fasi più dure di una corsa. La combinazione di zucchero e caffeina fornisce infatti una spinta energetica immediata, fondamentale soprattutto negli ultimi chilometri, quando le forze sembrano svanire.

Molti ciclisti professionisti – e non solo Pogačar – hanno utilizzato questa strategia negli anni, ma raramente se ne è parlato apertamente. Con la sua confessione, lo sloveno ha rotto un tabù, portando alla luce un aspetto poco noto della preparazione atletica.
Greg LeMond rompe il silenzio
A rendere la vicenda ancora più esplosiva è stato l’intervento di una vera leggenda: Greg LeMond, tre volte vincitore del Tour de France e icona del ciclismo statunitense.
LeMond ha reagito alle parole di Pogačar con un messaggio breve ma potente: «Non è la bevanda, è la testa.» Sette parole che hanno incendiato i social network, scatenando discussioni senza fine.

Per molti tifosi, si è trattato di un velato rimprovero a Pogačar, quasi a minimizzare l’efficacia della Coca-Cola rispetto alla forza mentale e alla preparazione psicologica. Per altri, invece, è stata un’affermazione di rispetto verso l’importanza dell’atteggiamento e della determinazione, al di là di qualsiasi sostanza o strategia alimentare.
I social in fiamme
Non è passato molto tempo prima che Twitter, Instagram e Facebook si riempissero di commenti. Hashtag come #CocaColaPogacar e #GregLeMond sono rapidamente diventati virali. Alcuni fan hanno ammesso di sentirsi delusi nello scoprire che una bevanda commerciale potesse giocare un ruolo così importante in gare di livello mondiale.
Altri, invece, hanno difeso la scelta di Pogačar, sostenendo che la Coca-Cola è semplicemente uno strumento tra tanti e che, in condizioni di sforzo estremo, qualsiasi fonte di energia rapida è benvenuta.

Esperti divisi
Anche i nutrizionisti hanno commentato la rivelazione. Molti hanno confermato che zucchero e caffeina possono effettivamente fornire un boost temporaneo, ma hanno avvertito che non si tratta di una soluzione a lungo termine e che un uso eccessivo può avere effetti collaterali.
Alcuni medici sportivi hanno persino suggerito che l’ammissione di Pogačar potrebbe spingere i più giovani a imitare i professionisti, senza comprendere i rischi di un consumo scorretto.
Conclusione
La confessione di Tadej Pogačar ha aperto un dibattito che va ben oltre il ciclismo: un mix di curiosità, indignazione e fascinazione per le strategie segrete degli atleti d’élite.
Che sia davvero la Coca-Cola la chiave dei successi di tanti campioni, o solo un piccolo dettaglio in una preparazione molto più complessa, resta un fatto: Pogačar ha acceso i riflettori su un tema che continuerà a far discutere.
E con l’intervento di Greg LeMond, la controversia ha assunto un peso storico, dimostrando ancora una volta come il ciclismo non sia solo sport, ma anche spettacolo, passione e polemica.