Il tennis mondiale è in fermento dopo l’episodio che ha scosso lo Shanghai Masters. Adrian Mannarino, noto per la sua calma glaciale e il suo stile essenziale, ha acceso una tempesta mediatica con dichiarazioni infuocate contro il collega italiano Matteo Berrettini. “Il tennis ha bisogno di guerrieri, non di perdenti” – ha dichiarato ai giornalisti, invitando addirittura i fan a smettere di seguire Berrettini sui social dopo le recenti sconfitte nei tornei asiatici.
Ma il vero colpo di scena è arrivato poco dopo: Mannarino ha rifiutato di stringere la mano a Berrettini al termine del match vinto agli ottavi di finale. Un gesto che ha lasciato di sasso pubblico e commentatori.
Nella sala stampa, Matteo Berrettini è rimasto per qualche istante immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto. Poi, davanti a una platea incredula, ha risposto con quindici parole che hanno gelato l’aria:
“Mannarino vuole giocare al gioco dei media? Va bene. Pensa che io sia finito? Mostrerò al mondo chi sono. Ho battuto Federer sull’erba, ho fatto tremare Djokovic a Wimbledon. Mannarino non ci è mai nemmeno arrivato. E per quanto riguarda l’unfollow? Non ho bisogno di followers, ho bisogno di trofei.”
L’intera sala stampa è esplosa in un applauso spontaneo, quasi liberatorio. Per molti, era la voce di un campione ferito ma ancora fiero.
Le parole di Berrettini hanno spaccato in due il mondo del tennis. Da una parte, i sostenitori del romano, che lo considerano un simbolo di resilienza dopo mesi difficili tra infortuni e cali di forma. Dall’altra, i fan di Mannarino, che lo difendono come “l’uomo della verità cruda”, uno che non ha paura di dire ciò che pensa.
Su X (ex Twitter), l’hashtag #TeamBerrettini è diventato trending in meno di un’ora, seguito da #RespectMannarino. Alcuni ex tennisti si sono espressi in favore dell’italiano, sottolineando come il rispetto debba sempre prevalere sulla provocazione. Altri, invece, hanno elogiato Mannarino per aver “scosso un ambiente troppo diplomatico”.
Dietro lo scontro verbale, si nasconde una tensione più profonda: quella tra due visioni opposte del tennis moderno. Berrettini incarna l’atleta-modello, professionale e mediatico, simbolo di eleganza e disciplina. Mannarino, invece, rappresenta il ribelle del circuito, l’outsider che vive lo sport come battaglia personale.
Il loro confronto a Shanghai è diventato il simbolo di una rivalità che va oltre la racchetta. Un duello di orgoglio, visione e identità.
Che piaccia o meno, la scintilla tra Mannarino e Berrettini ha riacceso l’interesse verso un tennis più emotivo, più umano. Forse il francese voleva provocare, ma ha finito per risvegliare un guerriero. E se le parole di Berrettini diventeranno realtà, presto potremmo assistere non solo al suo ritorno, ma alla rinascita di un campione che non ha mai smesso di credere in sé stesso.
