Michael Phelps difende Lia Thomas: “Avete ucciso lo spirito dello sport con una decisione spietata”
Il mondo dello sport è stato travolto da un’ondata di polemiche senza precedenti dopo la decisione dell’Università della Pennsylvania (UPenn) di revocare il record stabilito da Lia Thomas, nuotatrice transgender che negli ultimi anni è diventata il simbolo di un dibattito globale sul genere e sulla competizione sportiva.
A scendere in campo con parole forti è stato Michael Phelps, leggenda olimpica e il nuotatore più medagliato della storia. Di fronte ai giornalisti, Phelps non ha nascosto la sua indignazione per la scelta dell’ateneo: “Avete ucciso lo spirito dello sport con una decisione spietata. Questo divieto rappresenta una macchia vergognosa nella storia delle competizioni sportive femminili.”

Le dichiarazioni di Phelps hanno immediatamente fatto il giro del mondo, scatenando reazioni contrastanti. Da una parte, chi sostiene la necessità di regolamentare la partecipazione delle atlete transgender; dall’altra, chi difende il principio dell’inclusione e dei diritti fondamentali. In questo scenario, l’intervento del campione olimpico ha dato ulteriore risonanza a una vicenda già di per sé esplosiva.
La UPenn, spiegando la sua decisione, ha motivato la revoca del record con la volontà di “proteggere l’integrità delle competizioni femminili”. Tuttavia, la scelta ha aperto un fronte di discussione ben più ampio, che va oltre i confini accademici e tocca direttamente i principi di equità e giustizia nello sport mondiale.
Secondo Phelps, la questione non può essere affrontata con misure drastiche e punitive, ma richiede dialogo e soluzioni condivise: “Lo sport dovrebbe unire, non dividere. Quando priviamo un’atleta dei suoi successi per motivi che non rispettano la dignità umana, stiamo tradendo lo spirito olimpico.”

Sui social media, le parole della leggenda del nuoto hanno innescato un vero e proprio terremoto. L’hashtag #StandWithLiaThomas ha iniziato a circolare in tutto il mondo, raccogliendo messaggi di solidarietà da atleti, attivisti e semplici fan. Al tempo stesso, non sono mancati commenti critici nei confronti di Phelps, accusato da alcuni di ignorare le problematiche legate alla parità competitiva.
La vicenda evidenzia ancora una volta quanto sia delicato il tema della partecipazione delle atlete transgender nello sport femminile. Le istituzioni sportive internazionali, tra cui la World Aquatics e il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), sono chiamate a trovare regole chiare che sappiano coniugare inclusione e rispetto delle categorie di genere.

Intanto, Lia Thomas ha scelto di non rilasciare dichiarazioni immediate, ma fonti vicine all’atleta parlano di grande amarezza e delusione per una decisione percepita come profondamente ingiusta.
Il caso UPenn potrebbe segnare un precedente storico. Se da un lato evidenzia le difficoltà nel gestire un tema complesso, dall’altro mette in luce la necessità di un cambiamento culturale che permetta allo sport di rimanere uno spazio di rispetto, uguaglianza e condivisione.
Una cosa è certa: con le sue parole, Michael Phelps ha acceso un faro internazionale su una vicenda destinata a restare al centro del dibattito ancora a lungo.