Il Ruolo Inquietante dei Medici Nazisti nei Parti Forzati nella Francia Occupata: La Testimonianza Inedita di Maë Vautrin Riporta alla Luce un Capitolo Oscuro della Storia
Una testimonianza sconvolgente, rimasta sepolta per oltre ottant’anni, sta scuotendo la Francia e l’opinione pubblica internazionale. Maë Vautrin, oggi 101 anni, ha rotto il silenzio che ha custodito per quasi tutta la vita e ha raccontato – in un’intervista esclusiva concessa a un piccolo collettivo di storici indipendenti – il dramma che ha vissuto nel 1943, quando, incinta di sette mesi, fu prelevata dalla sua casa vicino a Reims e condotta in una struttura medica controllata dai nazisti.

Quello che descrive non è un semplice episodio di violenza bellica: è un sistema organizzato, freddo e scientifico, in cui medici tedeschi – spesso con il supporto di collaborazionisti francesi – utilizzavano le donne incinte come strumento di politica demografica del Reich. L’obiettivo dichiarato era aumentare il numero di nascite “ariane” nei territori occupati; quello reale, secondo numerose ricerche d’archivio, era anche quello di sperimentare tecniche ostetriche e contraccettive forzate su cavie umane.
“Mi hanno portata via come un animale,” racconta Maë con voce tremante ma lucida. “Non ero una paziente: ero un numero. Mi hanno spogliata, legata al tavolo, aperto con strumenti gelidi. Non mi hanno chiesto il permesso. Non mi hanno spiegato nulla. Hanno deciso loro se mio figlio sarebbe nato o no.”

La donna afferma di essere stata sottoposta a un esame invasivo e doloroso durante il quale i medici – parlando tra loro in tedesco – hanno misurato, sondato e valutato il feto con un distacco clinico che ancora oggi la perseguita. “Uno di loro ha detto: ‘Trop tard pour l’aryanisation’ – troppo tardi per l’arianizzazione. Poi hanno fatto qualcosa con una siringa. Ho sentito un bruciore terribile. Dopo quel giorno ho perso il bambino.”
Il racconto di Maë si inserisce in un capitolo poco studiato dell’occupazione nazista in Francia: i cosiddetti “programmi di selezione prenatale” attuati in alcune cliniche militari e ospedali requisiti, soprattutto nelle regioni del Nord-Est e della Champagne. Documenti desecretati negli ultimi anni dall’archivio federale tedesco (Bundesarchiv) e da alcuni fondi privati francesi confermano l’esistenza di ordini superiori che autorizzavano medici SS e Wehrmacht a intervenire sui feti di donne “indesiderabili” (resistenti, ebree, zingare, o semplicemente francesi “di bassa qualità razziale”).
Secondo lo storico Jean-Yves Le Naour, autore di diversi studi sull’occupazione, “non si trattava di semplici stupri o violenze sporadiche. Era una politica di Stato. I medici non agivano come criminali isolati, ma come esecutori di direttive precise provenienti da Berlino. Il corpo delle donne francesi diventava territorio occupato al pari della terra.”

Il caso di Maë Vautrin è particolarmente significativo perché la donna non fu deportata in un campo di concentramento: rimase nel territorio francese occupato, in una struttura che ufficialmente era un ospedale militare, ma che in realtà funzionava come centro di “controllo demografico”. Dopo l’aborto forzato, fu rilasciata con l’ordine di non parlare mai di quanto accaduto, pena la deportazione dell’intera famiglia.
Per decenni Maë ha mantenuto il silenzio. “Avevo paura,” confessa. “Paura per i miei genitori, per i miei fratelli, per me stessa. E poi… vergogna. Pensavo fosse colpa mia, che avessi fatto qualcosa di sbagliato. Solo negli ultimi anni, quando ho visto altre donne francesi raccontare le loro storie, ho capito che non ero sola.”
La testimonianza è stata raccolta da un piccolo gruppo di storici indipendenti e da un’associazione di vittime dell’occupazione che da anni chiede l’apertura completa degli archivi medici tedeschi relativi alla Francia occupata. Il video integrale dell’intervista – durato quasi due ore – è stato pubblicato ieri sera su una piattaforma indipendente e sta già circolando in migliaia di condivisioni.
Il ministero della Cultura francese ha annunciato che esaminerà la possibilità di inserire il racconto di Maë Vautrin negli archivi ufficiali della Memoria nazionale. Intanto, in rete si moltiplicano le petizioni per chiedere al governo tedesco una declassificazione totale dei documenti medici relativi al periodo 1940-1944 in territorio francese.
Maë Vautrin conclude la sua testimonianza con una frase che pesa come un macigno:
“Non voglio vendetta. Voglio solo che la gente sappia. Perché se non si ricorda quello che è stato fatto ai corpi delle donne, si dimentica troppo facilmente quello che può essere fatto di nuovo.”
La sua voce – debole ma lucidissima – è arrivata troppo tardi per cambiare il passato, ma forse abbastanza presto per impedire che certe pagine della storia vengano ancora una volta cancellate.