Duello al Veleno in Senato: Meloni “Asfalta” Renzi tra Spread, Prezzo del Pane e l’Ombra di Riad

L’aula del Senato è stata oggi teatro di un confronto che ha travalicato i confini della normale dialettica parlamentare per trasformarsi in una vera e propria sfida di retorica e leadership. Da un lato Matteo Renzi, leader di Italia Viva, tornato nei panni dell’implacabile fustigatore; dall’altro Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, decisa a non lasciarsi trascinare nel terreno dei “piccoli passi” economici per rivendicare una visione macroeconomica di respiro internazionale.
L’attacco di Renzi: “Pane, pasta e benzina, la realtà è diversa”
L’intervento di Renzi è iniziato con un elenco chirurgico dei rincari che affliggono il ceto medio. “Il pane è passato da 4 a 5 euro, la pasta da 2 a 3 euro, la benzina è alle stelle,” ha tuonato l’ex Premier, accusando la Meloni di vivere in un “disegno paradisiaco” che non trova riscontro nella vita quotidiana dei cittadini.
Renzi ha colpito duramente sul tema della coerenza, ricordando alla Presidente del Consiglio i suoi vecchi cavalli di battaglia: il blocco navale mai realizzato, l’uscita dall’euro sventolata in passato e lo “scandalo” delle accise sulla benzina che oggi il governo ha invece deciso di mantenere. “La sua coerenza si è fermata al momento in cui è passata dall’opposizione al governo,” ha concluso Renzi, definendo la Meloni una “straordinaria attrice” capace di lucrare consenso ma incapace di gestire la realtà economica.
La replica di Meloni: “Grazie per l’assist, chieda al suo amico bin Salman”
La Presidente del Consiglio ha accolto la sfida con un sorriso ironico, esordendo con un ringraziamento inaspettato: “Grazie per l’assist, senatore Renzi”. Meloni ha ribaltato immediatamente la narrazione, spostando l’attenzione dai prezzi al dettaglio ai grandi indicatori economici. Ha citato la promozione delle agenzie di rating, lo spread ai minimi e la crescita della Borsa di Milano, sostenendo che l’Italia stia finalmente tornando a correre “a testa alta in Europa”.

Ma il momento di massima tensione si è toccato quando la Premier ha risposto sul costo del carburante. Con una mossa da scacchista, ha tirato in ballo i noti rapporti di Renzi con l’Arabia Saudita: “Se ci vuole dare una mano con il suo amico Mohammed bin Salman per abbassare il prezzo del petrolio, forse aiuta davvero gli italiani.” Una stoccata che ha scatenato brusii in aula e che ha mirato dritto al nervo scoperto dei rapporti internazionali del leader di Italia Viva.
Meloni ha poi difeso il rallentamento del PIL citando il “tracollo” post-Covid e criticando aspramente i “bonus monopattini” dei precedenti governi, rivendicando una crescita prudente ma costante.
Non si è fatta attendere la replica finale di Renzi, che ha accusato la Meloni di essere fuggita dal tema del “carrello della spesa” per rifugiarsi nel tecnicismo dello spread. “Le ho parlato di riso, zucchine e pesto e lei mi risponde con lo spread,” ha ribattuto con stizza, invitando la Premier a non circondarsi solo di “laudatores” e ad ascoltare l’opposizione per non avere un risveglio “terribile”.
In un finale pirotecnico, Renzi ha ironizzato sul racconto mediatico della Meloni: “Lei non è né Cenerentola, né Biancaneve, è la Presidente del Consiglio che non ha fiducia nella sua squadra e non vede aumentare il costo della vita.”
Il duello ha evidenziato due modi diametralmente opposti di intendere la politica: quello di Renzi, che cerca di inchiodare l’avversario sui bisogni materiali e immediati degli elettori, e quello della Meloni, che punta sulla stabilità finanziaria e sul prestigio internazionale come unica via per la salvezza del Paese. Se Renzi ha tentato di smascherare l’incoerenza della Premier, la Meloni ha dimostrato di aver ormai interiorizzato il linguaggio delle istituzioni, trasformando ogni critica in un’occasione per ribadire che l’Italia non è più la “maglia nera” d’Europa.
La partita resta aperta, ma il clima in Senato conferma che la tregua tra i due ex “rottamatori” è definitivamente finita.
Non si è fatta attendere la replica finale di Renzi, che ha accusato la Meloni di essere fuggita dal tema del “carrello della spesa” per rifugiarsi nel tecnicismo dello spread. “Le ho parlato di riso, zucchine e pesto e lei mi risponde con lo spread,” ha ribattuto con stizza, invitando la Premier a non circondarsi solo di “laudatores” e ad ascoltare l’opposizione per non avere un risveglio “terribile”.
In un finale pirotecnico, Renzi ha ironizzato sul racconto mediatico della Meloni: “Lei non è né Cenerentola, né Biancaneve, è la Presidente del Consiglio che non ha fiducia nella sua squadra e non vede aumentare il costo della vita.”
Il duello ha evidenziato due modi diametralmente opposti di intendere la politica: quello di Renzi, che cerca di inchiodare l’avversario sui bisogni materiali e immediati degli elettori, e quello della Meloni, che punta sulla stabilità finanziaria e sul prestigio internazionale come unica via per la salvezza del Paese. Se Renzi ha tentato di smascherare l’incoerenza della Premier, la Meloni ha dimostrato di aver ormai interiorizzato il linguaggio delle istituzioni, trasformando ogni critica in un’occasione per ribadire che l’Italia non è più la “maglia nera” d’Europa.
La partita resta aperta, ma il clima in Senato conferma che la tregua tra i due ex “rottamatori” è definitivamente finita.