Notizia straordinaria: Misterioso aereo gigante scoperto intatto nelle profondità del Triangolo delle Bermuda
Miami, 25 settembre 2025 – In un colpo di scena che ha sconvolto il mondo della scienza e dell’esplorazione, un team internazionale di oceanografi e archeologi subacquei ha annunciato la scoperta straordinaria di un aereo gigante, perfettamente intatto, giacente a oltre 3.000 metri di profondità nel cuore del Triangolo delle Bermuda. L’annuncio, reso pubblico questa mattina durante una conferenza stampa virtuale organizzata dall’Università di Southampton e dalla NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), promette di riscrivere non solo la storia dell’aviazione, ma anche le leggende secolari che avvolgono questa porzione misteriosa dell’Atlantico settentrionale.
La scoperta è avvenuta lo scorso 18 settembre, durante una missione di ricerca finanziata da un consorzio privato e pubblico, che utilizzava il più avanzato veicolo subacqueo autonomo (AUV) mai impiegato in acque così profonde. Il dispositivo, equipaggiato con sonar ad alta risoluzione e telecamere 8K, stava mappando anomalie magnetiche note nella zona – quelle stesse che da secoli alimentano teorie su portali dimensionali e interferenze aliene – quando ha captato un segnale anomalo. “All’inizio pensavamo a un relitto convenzionale, forse uno dei tanti cargo dispersi durante le tempeste tropicali”, ha spiegato il dottor Simon Boxall, oceanografo britannico a capo della spedizione e autore di recenti studi sulle “onde rogue” che potrebbero spiegare molte sparizioni nel Triangolo. “Ma le immagini che sono emerse dallo schermo ci hanno lasciato senza fiato: un velivolo immenso, lungo oltre 50 metri, con fusoliera intatta, ali simmetriche e persino superfici di controllo visibili, come se fosse atterrato dolcemente sul fondale solo ieri”.

Il Triangolo delle Bermuda, quella vasta area immaginaria delimitata da Miami, Bermuda e San Juan a Porto Rico, copre circa 1,3 milioni di chilometri quadrati e da oltre un secolo è sinonimo di enigmi irrisolti. Dal 1840, si contano almeno 50 navi e 20 aerei svaniti senza lasciare traccia, inclusi casi celebri come il Volo 19 del 1945, quando cinque bombardieri Avenger della Marina statunitense scomparvero durante un’esercitazione, seguiti dall’aereo di soccorso Martin Mariner che li cercava. Teorie pseudoscientifiche hanno proliferato: da cristalli di Atlantide che emettono energia letale, a basi aliene sotterranee, passando per eruzioni di metano che riducono la densità dell’acqua e fanno affondare le imbarcazioni. Eppure, come ha ribadito Boxall nella sua ricerca pubblicata ad agosto su “Nature Geoscience”, molti di questi incidenti sono attribuibili a fattori naturali: la convergenza di tempeste dal Nord, dal Sud e dalla Florida genera “onde rogue” alte fino a 30 metri, capaci di inghiottire navi e aerei in pochi minuti. “Il Triangolo non è maledetto”, ha ironizzato lo scienziato australiano Karl Kruszelnicki in un’intervista recente, “è solo un’autostrada oceanica trafficata, con percentuali di incidenti paragonabili ad altre rotte affollate”.

Ma questo nuovo reperto sfida ogni spiegazione razionale. Le prime analisi, condotte tramite un rover subacqueo inviato il 22 settembre, rivelano che l’aereo non appartiene a nessuna aeronave nota del XX secolo. La sua struttura è mostruosa: un’ala delta unica, priva di eliche o getti visibili, con una cabina di pilotaggio che sembra progettata per una dozzina di occupanti, e pannelli superficiali che riflettono una lega metallica ignota, resistente alla corrosione nonostante l’immersione in acqua salata per – si presume – decenni o secoli. “Sembra uscito da un film di fantascienza”, ha commentato Mike Barnette, biologo marino e diver professionista coinvolto nella missione, che ha paragonato il sito a una “cattedrale sommersa”. Nessun danno da impatto o esplosione: l’aereo giace inclinato di appena 15 gradi sul sedimento oceanico, circondato da un alone di alghe bioluminescenti che lo rendono etereo nelle immagini sonar.
Gli esperti sono divisi. Da un lato, i sostenitori delle teorie convenzionali ipotizzano un prototipo segreto della Guerra Fredda, forse un bombardiere sperimentale sovietico o americano testato negli anni ’50 e perso durante un volo non autorizzato. “Potrebbe trattarsi di un velivolo ibrido, mai declassificato”, suggerisce il generale in pensione dell’USAF, Robert Hurst, che ha studiato archivi militari. Recuperi simili, come i resti di un A-3 Skywarrior precipitati nel 1960 scoperti nel 2023, dimostrano che il Triangolo custodisce segreti militari dimenticati. Dall’altro, i teorici del complotto esultano: “È la prova di Atlantide!”, tuona Charles Berlitz Jr., figlio dell’autore del bestseller “Il Triangolo delle Bermuda” del 1974, che attribuiva le sparizioni a tecnologie atlantidee. Online, i social esplodono con hashtag come #AtlantisFound e #BermudaUFO, mentre ufologi come Giorgio Tsoukalos speculano su un “veicolo extraterrestre schiantato durante un atterraggio di emergenza”.

La missione ora passa alla fase di recupero. Un sottomarino manned, il Limiting Factor, è in rotta da Capo Canavere verso il sito, con l’obiettivo di prelevare campioni dalla fusoliera e, se possibile, aprire la cabina. “Dobbiamo procedere con cautela”, avverte Boxall, “le anomalie magnetiche qui sono intense, e le correnti imprevedibili potrebbero complicare tutto”. La NOAA ha già istituito una zona di esclusione temporanea per evitare interferenze da pescatori o turisti avventurosi. Intanto, i governi coinvolti – Stati Uniti, Regno Unito e Porto Rico – monitorano da vicino, con voci di un coinvolgimento della CIA per “valutare implicazioni di sicurezza nazionale”.
Questa scoperta arriva in un momento propizio, mentre il mondo digerisce le recenti “soluzioni” al mistero del Triangolo. Solo un mese fa, Boxall e Kruszelnicki hanno pubblicato studi che smontano il mito, attribuendo il 90% delle sparizioni a errori umani, bussole ingannevoli (dovute all’agonic line, dove nord magnetico e geografico coincidono) e il traffico intenso: oltre 1.000 navi e 200 voli giornalieri solcano l’area. Eppure, l’aereo gigante intatto getta un’ombra su queste certezze. “Se è umano, rivoluziona l’aviazione perduta”, dice la storica dell’aviazione Jane Doe del Smithsonian. “Se non lo è… beh, allora il Triangolo ha ancora segreti da svelare”.
Mentre il rover continua a trasmettere dati in tempo reale – rivelando iscrizioni indecifrabili sulla carlinga e un bagliore strano dal motore – il mondo trattiene il fiato. È la fine di una leggenda, o l’inizio di una nuova? Una cosa è certa: il Triangolo delle Bermuda, quel diavolo azzurro dell’oceano, non ha finito di stupire. La scienza avanza, ma il mistero, ahimè, persiste.