Ha detto agli scienziati che voleva mettere incinta 20 donne contemporaneamente nel suo ranch. Loro hanno pensato che fosse un argomento di conversazione interessante durante la cena.

Titolo:Disse agli scienziati di voler mettere incinte 20 donne contemporaneamente nel suo ranch. Loro pensarono fosse solo una curiosa conversazione a cena

All’inizio degli anni Duemila, nelle stanze eleganti di una townhouse dell’Upper East Side di Manhattan, Jeffrey Epstein organizzava cene frequentate da alcuni tra i nomi più influenti del mondo accademico e scientifico. Premi Nobel, genetisti di fama internazionale, professori di Harvard e imprenditori tecnologici sedevano attorno allo stesso tavolo. Apparentemente, si trattava di incontri dedicati al dibattito intellettuale: scienza, evoluzione umana, finanza, tecnologia.

Ma nel corso degli anni, diversi partecipanti hanno raccontato che, tra conversazioni sofisticate e vini pregiati, Epstein esponeva idee che apparivano insolite persino agli interlocutori più abituati a discutere scenari futuristici.

Secondo testimonianze riportate da giornalisti investigativi e biografi, Epstein parlava apertamente del desiderio di utilizzare il proprio ranch nel New Mexico — una proprietà di circa 7.500 acri conosciuta come Zorro Ranch — per un progetto che lui stesso descriveva come una forma di “miglioramento genetico”. L’idea, raccontata da più persone che lo incontrarono, consisteva nel fecondare simultaneamente numerose donne con il proprio sperma, nel tentativo di diffondere il proprio patrimonio genetico su larga scala.

Per alcuni ospiti, quelle dichiarazioni sembravano poco più che eccentricità. Per altri, col tempo, assunsero un significato più inquietante.

Uno degli scienziati che ebbe contatti con Epstein raccontò anni dopo di aver iniziato a sospettare che certi inviti a cena non fossero semplici incontri mondani. In alcune occasioni, ricordò di aver notato la presenza ricorrente di giovani donne altamente istruite, spesso con percorsi accademici avanzati. L’impressione maturata col tempo, disse, era che Epstein stesse valutando persone compatibili con le sue teorie sulla selezione genetica.

Non esistono prove pubbliche che dimostrino l’avvio concreto di un programma di questo tipo nel ranch del New Mexico. Tuttavia, il fatto che Epstein parlasse di tali progetti a interlocutori del mondo scientifico è stato confermato da più testimonianze raccolte dalla stampa internazionale.

Il rapporto di Epstein con il mondo della scienza resta uno degli aspetti più controversi e meno compresi della sua rete di relazioni. Nonostante una condanna per reati sessuali nel 2008, il finanziere continuò a mantenere contatti con ricercatori prestigiosi e università di primo livello. Alcuni accademici, negli anni successivi, hanno ammesso di aver sottovalutato la gravità delle accuse contro di lui o di aver considerato i rapporti come puramente professionali.

In questo contesto emerge anche il nome di alcuni genetisti e specialisti della biotecnologia che, in momenti diversi, avrebbero discusso con Epstein scenari teorici legati alla riproduzione umana, alla longevità e alle nuove frontiere dell’ingegneria genetica.

Tra le idee attribuite a Epstein vi sarebbero anche interessi per la crioconservazione. Diverse persone che lo frequentarono riferirono che il finanziere parlava della possibilità di congelare il proprio corpo — o parti di esso — dopo la morte, nella speranza che future tecnologie rendessero possibile una qualche forma di resurrezione biologica. Ancora una volta, gli interlocutori raccontano di aver interpretato tali discorsi come provocazioni intellettuali o fantasie personali.

Parallelamente, però, sul ranch del New Mexico si accumulavano interrogativi.

Nel 1996, anni prima che Epstein diventasse un nome di interesse internazionale, una giovane adolescente avrebbe visitato la proprietà. Secondo documenti e testimonianze successivamente emersi, la sorella della ragazza segnalò presunti fatti gravi alle autorità federali statunitensi. Non è chiaro quale seguito investigativo concreto vi sia stato in quel periodo, ma il caso non produsse conseguenze immediate visibili.

Per molti osservatori, il tema centrale non riguarda soltanto ciò che Epstein affermava, ma ciò che le autorità decisero — o non decisero — di verificare.

Dopo l’arresto del luglio 2019 e la morte di Epstein nel carcere federale di Manhattan poche settimane più tardi, le forze dell’ordine effettuarono perquisizioni in diverse proprietà riconducibili al finanziere, inclusa la residenza di New York e la sua isola privata nei Caraibi. Tuttavia, il ranch del New Mexico non ricevette lo stesso livello di attenzione pubblica investigativa.

Questa circostanza ha alimentato anni di speculazioni online e interrogativi mediatici. In assenza di dati ufficiali completi, il vuoto informativo è stato spesso colmato da teorie non verificate, accuse prive di riscontri e ricostruzioni sensazionalistiche.

Alcuni report giornalistici hanno inoltre riferito dell’esistenza di comunicazioni inviate alle autorità federali nei mesi successivi alla morte di Epstein, nelle quali venivano formulate richieste di approfondimento sul ranch e sulle attività che vi si sarebbero svolte. Non esistono, però, conferme pubbliche che tali elementi abbiano prodotto indagini strutturate o risultati investigativi resi noti.

Un ulteriore elemento di mistero riguarda il personale che per anni avrebbe gestito la proprietà. Secondo alcune testimonianze raccolte da giornalisti investigativi, persone vicine alla gestione del ranch si sarebbero allontanate rapidamente dopo la morte di Epstein, dichiarando timori per la propria sicurezza. Anche in questo caso, le informazioni disponibili restano frammentarie e spesso basate su fonti indirette.

Nel frattempo, molti degli scienziati che parteciparono agli incontri con Epstein continuano oggi a lavorare nelle principali istituzioni accademiche del mondo. Alcuni hanno espresso pubblicamente rammarico per aver mantenuto rapporti con lui. Altri sostengono di non essere stati a conoscenza della portata delle accuse o di aver considerato i loro incontri come normali scambi intellettuali.

La questione più difficile da affrontare riguarda il confine tra curiosità accademica e responsabilità etica. Quando un individuo con immense risorse finanziarie manifesta idee radicali sulla riproduzione umana, sulla selezione genetica o sul controllo biologico, fino a che punto il mondo scientifico dovrebbe considerare quelle conversazioni come semplici esercizi teorici?

Nel caso Epstein, la risposta continua a essere oggetto di dibattito.

Molte delle affermazioni attribuitegli non sono mai state pienamente verificate, e alcune potrebbero essere state esagerate dallo stesso Epstein per impressionare interlocutori potenti. Altre, invece, sono supportate da testimonianze convergenti e da documenti emersi nel corso di indagini giornalistiche e processi civili.

Quel che resta è il ritratto di un uomo che utilizzò ricchezza, accesso e influenza per costruire una rete straordinariamente vasta di relazioni — una rete in cui conversazioni apparentemente eccentriche, col passare degli anni, hanno assunto un significato molto diverso.

E forse la domanda più persistente non è cosa Jeffrey Epstein abbia davvero progettato nel deserto del New Mexico, ma quante persone abbiano ascoltato quelle idee senza considerare necessario chiedersi se fossero qualcosa di più di semplici parole dette a cena.

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