Questo post descrive l’omicidio di un bambino rom di 9 anni ad Auschwitz-Birkenau e il genocidio dei popoli Sinti e Rom. Condiviso esclusivamente a scopo di educazione storica e per commemorare le vittime dimenticate dell’Olocausto.
“La ragazza con il velo” – Settela Steinbach (1934–1944)
Simbolo olandese dell’Olocausto dei Rom

Il 19 maggio 1944, un cineoperatore olandese riprese il treno delle deportazioni in partenza dal campo di transito di Westerbork, nei Paesi Bassi. Per un breve istante, la telecamera inquadrò una bambina che sbirciava impaurita attraverso la fessura di uno sportello di un vagone bestiame. Indossava un lenzuolo strappato avvolto intorno alla testa appena rasata. Per i successivi cinquant’anni fu conosciuta solo come “la bambina con il velo”: un volto anonimo che divenne, insieme ad Anna Frank, una delle immagini più riconoscibili dell’Olocausto nei Paesi Bassi.
Nel 1994 la giornalista olandese Aad Wagenaar scopre finalmente il suo nome: Anna Maria “Settela” Steinbach, nata il 23 dicembre 1934 a Buchten (Limburgo), ragazza sinti rom.
Settela proveniva da una famiglia di musicisti. Suo padre, Heinrich “Mooth” Steinbach, era un commerciante e violinista; sua madre, Emilia Steinbach, aveva cresciuto dieci figli. Quando la Germania invase i Paesi Bassi nel maggio del 1940, tutto cambiò. Il 16 maggio 1944, durante la grande “retata degli zingari” (Zigeunerrazzia), l’intera famiglia fu arrestata e deportata a Westerbork. Due giorni dopo, il 19 maggio, Settela, sua madre, due fratelli, due sorelle, una zia, due nipoti e una nipote – nove membri della famiglia in totale – furono caricati sul trasporto e la scena fu ripresa dai cinegiornali.
Tre giorni dopo il treno arrivò ad Auschwitz-Birkenau. Essendo stati registrati come “zingari asociali” anziché ebrei, l’intera famiglia Steinbach fu mandata direttamente alle camere a gas nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944, durante la liquidazione del cosiddetto “campo per famiglie zingare” (Zigeunerfamilienlager). Settela fu uccisa con lo Zyklon B insieme ad altre 4.300 persone circa, tra Sinti e Rom, in quella stessa notte. Aveva nove anni.
Solo suo padre sopravvisse alla guerra, liberato da Sachsenhausen nel 1945.

Dei circa 23.000-25.000 Sinti e Rom olandesi, meno di 200 fecero ritorno.
Oggi ricordiamo Settela Steinbach non per alimentare l’odio, ma per restituire il nome e la storia che le sono stati rubati per cinquant’anni; per onorare i circa 500.000 Sinti e Rom assassinati nel Porajmos – il Divoramento – che troppo spesso viene dimenticato; e per garantire che quando diciamo “Mai più”, intendiamo davvero mai più – per i bambini ebrei, per i bambini Rom, per ogni bambino.
La ragazza con il velo aveva un nome. Si chiamava Settela.
Fonti ufficiali e autorevoli
Istituto NIOD per gli studi sulla guerra, l’Olocausto e il genocidio – Liste di trasporto di Westerbork, 19 maggio 194Museo statale di Auschwitz-Birkenau – Registri di liquidazione del campo per famiglie rom, 2-3 agosto 1944Wagenaar, Aad – Settela: La ragazza ha ritrovato il suo nome (1995)Museo commemorativo dell’Olocausto degli Stati Uniti – Documenti sulla persecuzione dei Rom (zingari)Monumento nazionale olandese Kamp Westerbork – mostra permanente su Settela Steinbach
Dei circa 23.000-25.000 Sinti e Rom olandesi, meno di 200 fecero ritorno.
Oggi ricordiamo Settela Steinbach non per alimentare l’odio, ma per restituire il nome e la storia che le sono stati rubati per cinquant’anni; per onorare i circa 500.000 Sinti e Rom assassinati nel Porajmos – il Divoramento – che troppo spesso viene dimenticato; e per garantire che quando diciamo “Mai più”, intendiamo davvero mai più – per i bambini ebrei, per i bambini Rom, per ogni bambino.
La ragazza con il velo aveva un nome. Si chiamava Settela.
Fonti ufficiali e autorevoli
Istituto NIOD per gli studi sulla guerra, l’Olocausto e il genocidio – Liste di trasporto di Westerbork, 19 maggio 194Museo statale di Auschwitz-Birkenau – Registri di liquidazione del campo per famiglie rom, 2-3 agosto 1944Wagenaar, Aad – Settela: La ragazza ha ritrovato il suo nome (1995)Museo commemorativo dell’Olocausto degli Stati Uniti – Documenti sulla persecuzione dei Rom (zingari)Monumento nazionale olandese Kamp Westerbork – mostra permanente su Settela Steinbach
Dei circa 23.000-25.000 Sinti e Rom olandesi, meno di 200 fecero ritorno.
Oggi ricordiamo Settela Steinbach non per alimentare l’odio, ma per restituire il nome e la storia che le sono stati rubati per cinquant’anni; per onorare i circa 500.000 Sinti e Rom assassinati nel Porajmos – il Divoramento – che troppo spesso viene dimenticato; e per garantire che quando diciamo “Mai più”, intendiamo davvero mai più – per i bambini ebrei, per i bambini Rom, per ogni bambino.
La ragazza con il velo aveva un nome. Si chiamava Settela.
Fonti ufficiali e autorevoli
Istituto NIOD per gli studi sulla guerra, l’Olocausto e il genocidio – Liste di trasporto di Westerbork, 19 maggio 194Museo statale di Auschwitz-Birkenau – Registri di liquidazione del campo per famiglie rom, 2-3 agosto 1944Wagenaar, Aad – Settela: La ragazza ha ritrovato il suo nome (1995)Museo commemorativo dell’Olocausto degli Stati Uniti – Documenti sulla persecuzione dei Rom (zingari)Monumento nazionale olandese Kamp Westerbork – mostra permanente su Settela Steinbach