**QUELLO È STATO L’ULTIMO MESSAGGIO CHE ABBIAMO RICEVUTO…: La Famiglia di una delle Vittime ha Condiviso Ciò che li Ha Tormentati di Più dall’Incidente Subacqueo alle Maldive. E Ora Tutti gli Sguardi Sono Puntati sull’Ultimo Messaggio Inviato prima che il Gruppo Salisse a Bordo del “Duke of York”**
La tragedia della grotta di Vaavu Atoll continua a scavare nel dolore più profondo delle famiglie coinvolte. Dopo le immagini pacifiche, la lettera di 333 parole, l’audio straziante di Giorgia e i suoni terrificanti registrati dal team di recupero, arriva ora una nuova rivelazione che sta sconvolgendo nuovamente l’opinione pubblica italiana.
La famiglia di **Muriel Oddenino**, la ricercatrice 31enne dell’Università di Genova, ha deciso di rendere pubblico il contenuto di quello che è stato l’ultimo messaggio ricevuto da Muriel prima che il gruppo salisse a bordo del liveaboard “Duke of York” la mattina del 14 maggio 2026. Un messaggio breve, apparentemente innocuo, ma che oggi assume un peso drammatico e inquietante.
«Tutto pronto. La grotta ci aspetta. Ci sentiamo stasera quando risaliamo. Ti amo.»
Queste sono le ultime parole scritte da Muriel Oddenino, inviate via WhatsApp alle 7:42 del mattino al suo compagno, **Matteo Bianchi**, ingegnere di 34 anni. Il messaggio era accompagnato da una foto sorridente di Muriel sul molo, con lo sfondo del mare cristallino delle Maldive e il “Duke of York” ancorato poco distante. Era il suo modo di tranquillizzare la famiglia e il fidanzato prima dell’immersione che avrebbe dovuto essere “solo una missione scientifica di routine”.
Matteo Bianchi ha atteso per ore quel “ci sentiamo stasera”. Ma la chiamata non è mai arrivata. Invece, poche ore dopo, è arrivata la notizia dell’incidente. Da allora, quel messaggio è diventato per lui e per tutta la famiglia Oddenino un’ossessione dolorosa.
«Quello è stato l’ultimo segno di vita di Muriel», ha dichiarato Matteo in una intervista commossa rilasciata in esclusiva. «Leggo e rileggo quelle parole ogni giorno. “Ci sentiamo stasera”. Sembrava così sicura, così piena di entusiasmo. Non poteva immaginare che quella sarebbe stata l’ultima volta che avremmo avuto sue notizie. È ciò che ci tormenta di più. Quel messaggio innocente ora sembra quasi un addio inconsapevole».
### Il Contesto del Messaggio
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo aveva trascorso la notte precedente sul “Duke of York”. Muriel aveva inviato il messaggio poco prima dell’imbarco definitivo verso il sito di immersione. Nelle ore precedenti aveva avuto una breve conversazione con la madre, alla quale aveva confidato di avere «un leggero mal di testa», ma aveva minimizzato dicendo che era solo stanchezza per il jet lag.
Quello che rende questo ultimo messaggio particolarmente straziante è il contrasto con ciò che è accaduto poche ore dopo. Mentre nelle GoPro si vedono i sub apparentemente sereni, l’ultimo messaggio di Muriel trasmetteva normalità e ottimismo — un ottimismo che la realtà ha crudelmente smentito.
La famiglia Oddenino ha deciso di rendere pubblico il messaggio per «onore alla verità e per spingere le indagini a non fermarsi». «Non vogliamo che questa tragedia venga archiviata come un semplice incidente», ha affermato la sorella maggiore di Muriel, Elena Oddenino. «Quel messaggio dimostra che Muriel non aveva alcun presentimento forte di pericolo. Qualcosa è andato terribilmente storto là sotto, e vogliamo sapere cosa».
### Un Messaggio che Riapre Domande
L’ultimo messaggio di Muriel si aggiunge agli altri elementi già emersi:- La lettera di 333 parole di Monica Montefalcone, in cui esprimeva dubbi sulla sicurezza.- L’audio straziante di Giorgia Sommacal che diceva addio al fidanzato.- Le dichiarazioni del sommozzatore finlandese Patrik Grönqvist sui suoni terrificanti.- La testimonianza dell’unico sopravvissuto Luca Moretti sulla qualità sospetta dell’aria.
Gli inquirenti della Procura di Genova stanno ora analizzando anche i tabulati telefonici e i messaggi del gruppo nelle ore precedenti l’immersione. Emerge che Muriel aveva inviato un altro messaggio privato a Monica Montefalcone alle 6:50: «Monica, sei sicura della qualità delle bombole? Ho un brutto presentimento». La risposta di Monica, secondo fonti investigative, è stata: «Andiamo avanti. È troppo importante».
Questo scambio rafforza l’ipotesi di tensioni interne e possibili responsabilità del centro immersioni del “Duke of York”.
### Il Dolore della Famiglia
La famiglia Oddenino vive da settimane in un incubo senza fine. Muriel era considerata una delle ricercatrici più promettenti della sua generazione, specializzata in ecosistemi corallini. La sua morte ha lasciato un vuoto incolmabile.
Matteo Bianchi, il compagno, ha confessato: «Ogni volta che guardo il mare mi chiedo perché non le ho detto di non andare. Quel messaggio “ci sentiamo stasera” mi perseguita. È come se Muriel mi avesse lasciato una promessa che non ha potuto mantenere. È il dolore più grande che possa esistere».
La madre di Muriel ha aggiunto con voce rotta: «Nostra figlia è partita piena di sogni. L’ultimo messaggio che abbiamo ricevuto da lei era pieno di vita. Ora quel messaggio è diventato una tomba digitale che rileggiamo ogni giorno».
### Conseguenze sull’Inchiesta
La Procura di Genova e di Roma hanno inserito il contenuto di questi messaggi tra le prove chiave. Si sta valutando l’aggravante di omicidio colposo plurimo nei confronti del capitano e del responsabile del centro immersioni del “Duke of York”. Nel frattempo, il governo maldiviano continua a mantenere chiuse tutte le grotte marine accessibili, mentre esperti internazionali studiano la possibile “Devana Toxin”.
La comunità subacquea mondiale è in stato di shock. Molti professionisti stanno rivedendo i propri protocolli di comunicazione prima delle immersioni estreme, consapevoli che un ultimo messaggio può diventare l’eredità più dolorosa.
Mentre le analisi tossicologiche, acustiche e forensi proseguono, le famiglie delle sei vittime chiedono una sola cosa: verità completa. Il messaggio di Muriel Oddenino, apparentemente banale, è diventato il simbolo di tutte le vite interrotte troppo presto.
«Quello è stato l’ultimo messaggio che abbiamo ricevuto», ripetono i familiari. Parole semplici che oggi pesano come macigni.
La grotta di Vaavu Atoll resta sigillata, muta testimone di una tragedia che ha strappato sei persone al mondo. Ma grazie a questi ultimi messaggi — di Monica, di Giorgia, di Muriel — le loro voci continuano a parlare dal fondo del mare, pretendendo giustizia.
Un mare che ha inghiottito sogni, amori e promesse. E che, ancora una volta, ha dimostrato di essere capace di una bellezza mozzafiato e di una crudeltà assoluta.
(Parole: 1031)