💔📲 “TI AMO, FIGLIA MIA.” — L’ULTIMO MESSAGGIO DI ERNST MARAIS.

**“Ti amo, figlia mia.” — L’ultimo messaggio di Ernst Marais**

Erano le parole cariche d’affetto che Ernst Marais, settantunenne sudafricano originario di Mossel Bay, aveva inviato alla figlia poche ore prima che la tragedia si abbattesse sulla sua vita e su quella della moglie Dina. “Ti amo, figlia mia.” Un messaggio semplice, tenero, di quelli che un padre manda senza immaginare che possa diventare l’ultimo ponte tra il mondo dei vivi e l’orrore. Il 22 maggio 2026, i corpi di Ernst e Dina Marais sono stati ritrovati senza vita nelle acque del fiume Limpopo, all’interno del Kruger National Park, uno dei santuari naturali più famosi al mondo.

Una fine brutale che ha sconvolto il Sudafrica e l’intera comunità internazionale degli amanti della natura.

Ernst e Dina erano una coppia di pensionati uniti da una passione profonda per il bushveld sudafricano. Provenienti dalla tranquilla cittadina costiera di Mossel Bay, nella Western Cape, avevano deciso di intraprendere un viaggio speciale: oltre 1.700 chilometri in auto per raggiungere il Kruger National Park. Non si trattava di una semplice vacanza. Era un’occasione per festeggiare il 73esimo compleanno di Dina, che cadeva il 19 maggio. La coppia amava il parco da decenni. Ammiravano gli elefanti, i leoni, i rinoceronti e i leopardi, ma soprattutto la pace che solo la natura selvaggia può regalare.

Il loro Ford Ranger verde doppio cabina era il fedele compagno di tante avventure precedenti.

Il 17 maggio 2026 i Marais avevano fatto il loro ingresso nel parco, pieni di entusiasmo. Avevano prenotato un alloggio e programmato escursioni quotidiane. L’ultima volta che sono stati visti vivi è stato il 20 maggio, nella zona settentrionale del Kruger, vicino al Pafuri Picnic Site, non lontano dal confine con il Mozambico. Qui, in un’area remota conosciuta come Crooks Corner, dove i fiumi Levubu e Limpopo si incontrano, Ernst e Dina probabilmente si erano fermati per un picnic o semplicemente per ammirare il paesaggio. Poi, il silenzio. Nessuna risposta alle chiamate, nessuna traccia sui cellulari.

Il personale del lodge, preoccupato, ha dato l’allarme.

Le ricerche sono partite immediatamente. SANParks ha mobilitato squadre a terra e un elicottero. Per due giorni il parco è stato setacciato. Il 22 maggio, alcuni turisti in escursione hanno fatto la scoperta più terribile: due corpi galleggiavano nelle acque del fiume, in una zona infestata dai coccodrilli. Erano Ernst e Dina. Entrambi presentavano numerose ferite da arma da taglio al torace e alla parte superiore del corpo. Le mani erano legate dietro la schiena. Un’esecuzione brutale. Il veicolo della coppia era sparito.

Le autorità di Limpopo hanno aperto un’indagine per omicidio e dirottamento (hijacking). Secondo le prime ricostruzioni, i Marais potrebbero aver incrociato un gruppo di bracconieri o di criminali impegnati in attività illecite nella zona remota del parco. Il nord del Kruger è noto per essere una frontiera porosa con il Mozambico, attraverso la quale passano reti di traffico di corni di rinoceronte, avorio e altri prodotti della fauna selvatica. Forse Ernst e Dina hanno visto qualcosa che non dovevano vedere. Forse si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

La polizia non esclude che l’obiettivo primario fosse rubare il pick-up, un veicolo molto ambito nella regione, e che la coppia sia stata uccisa per eliminare testimoni.

La notizia ha scosso il Sudafrica. Il Kruger National Park, istituito nel 1898, è un simbolo nazionale. Milioni di turisti lo visitano ogni anno, attirati dalla possibilità di vivere il sogno del “Big Five”. Mai nella sua storia centenaria si era verificato un duplice omicidio di visitatori all’interno dei confini del parco. Le reazioni sono state immediate. SANParks ha annunciato il potenziamento delle misure di sicurezza nella regione settentrionale di Nxanatseni North: più ranger, maggiore sorveglianza tecnologica e pattuglie rafforzate. Il ministro della Polizia ad interim ha seguito personalmente il caso, promettendo che gli assassini saranno catturati.

Ma nessuna misura di sicurezza potrà restituire Ernst e Dina ai loro cari. La famiglia è distrutta. Il nipote Hjalmar van Gessellen ha descritto la zia e lo zio come persone innamorate della vita all’aria aperta, profondamente legate alla loro comunità di Mossel Bay. Ernst, ex quantity surveyor, era un uomo gentile, sempre pronto a raccontare storie del bush. Dina, con il suo sorriso caloroso, era il cuore della famiglia. Il messaggio “Ti amo, figlia mia” è diventato il simbolo di un amore interrotto troppo presto.

La figlia, che non ha voluto apparire pubblicamente, ha perso non solo i genitori, ma anche due guide, due punti di riferimento.

La comunità di Mossel Bay si è stretta intorno ai familiari. Vicini e amici ricordano la coppia come “persone meravigliose”, sempre disponibili, amanti del mare e della natura. Molti hanno espresso il loro dolore sui social network, condividendo foto dei Marais sorridenti durante precedenti safari. “Erano il sogno di ogni coppia anziana: ancora innamorati, ancora curiosi del mondo”, ha commentato un residente.

Questo tragico episodio ha riaperto il dibattito sulla sicurezza nei parchi nazionali sudafricani. Nonostante gli sforzi delle autorità, il bracconaggio rimane un problema grave. Le bande criminali, spesso armate e organizzate, operano con impunità nelle zone più remote. I turisti, specialmente quelli che si avventurano fuori dai percorsi principali, possono diventare vittime involontarie. Molti operatori turistici hanno invitato i visitatori a rispettare rigorosamente le regole: non allontanarsi dai veicoli, non guidare dopo il tramonto, segnalare qualsiasi attività sospetta.

Nel frattempo, l’indagine prosegue. La polizia di Limpopo segue diverse piste, inclusa quella di un possibile attraversamento del confine verso il Mozambico. Il veicolo Ford Ranger verde è ancora introvabile e rappresenta un elemento chiave. Ogni giorno che passa senza arresti aumenta la frustrazione della famiglia e dell’opinione pubblica.

Ernst e Dina Marais non erano solo due turisti. Erano due persone che avevano scelto di celebrare la vita immersi nella bellezza selvaggia dell’Africa. La loro morte violenta ha trasformato un sogno in un incubo collettivo. Mentre il sole continua a sorgere sul Kruger, illuminando le pianure dorate e i grandi alberi di baobab, il parco porta ora con sé un’ombra. Un monito sulla fragilità della convivenza tra uomo e natura, tra turismo e crimine.

Le parole “Ti amo, figlia mia” rimarranno per sempre sospese nel tempo. Un ultimo saluto pieno d’amore da un padre che non sapeva di stare salutando per sempre. La famiglia Marais, il Sudafrica e tutti coloro che amano il Kruger piangono oggi due vite spezzate. Nella speranza che la giustizia possa, almeno in parte, lenire un dolore che nessuna parola potrà mai cancellare completamente.

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