🥲TRAGEDIA NELLA GROTTA DELLE MALDIVE: I risultati dell’autopsia sui primi due subacquei rivelano ematomi e un nuovo, inquietante interrogativo tormenta le indagini…

**TRAGEDIA NELLA GROTTA ALLE MALDIVE: I Risultati delle Autopsie sui Primi Due Sub Rivela Ecchimosi — E Una Domanda Inquietante Ora Tormenta le Indagini…**

I primi referti medici hanno esposto ferite che non si inseriscono perfettamente nella semplice narrazione di un annegamento. Le ecchimosi su due vittime stanno sollevando una domanda agghiacciante: sono state ferite durante la lotta disperata sott’acqua… o prima ancora di esaurire l’aria?

Le autorità italiane e maldiviane stanno esaminando con urgenza nuovi elementi emersi dalle autopsie sui corpi di Monica Montefalcone e Muriel Oddenino, le prime due vittime di cui sono stati completati gli esami forensi più approfonditi. Secondo fonti vicine all’inchiesta coordinata dalla Procura di Genova e dalla Procura di Roma, i referti preliminari rivelano la presenza di estese ecchimosi e contusioni che non trovano una spiegazione immediata e univoca nell’ambiente ostile della grotta sottomarina di Vaavu Atoll.

Le lesioni, concentrate principalmente su braccia, spalle, torace e collo delle due ricercatrici dell’Università di Genova, presentano caratteristiche “atipiche” secondo i medici legali. Si tratta di ematomi diffusi, alcuni con pattern lineari e altri di forma irregolare, che i periti definiscono incompatibili con semplici urti contro le pareti rocciose o con la forza delle correnti interne. «Queste ecchimosi suggeriscono una possibile compressione o una presa esercitata con forza», ha dichiarato anonimamente un perito coinvolto nelle analisi, «e il timing della loro formazione rappresenta l’aspetto più inquietante».

La domanda che ora ossessiona gli investigatori è drammatica: queste ferite sono state causate durante il panico degli ultimi minuti, quando i cinque sub lottavano per trovare l’uscita dalla terza camera della grotta, oppure sono avvenute prima che il gruppo esaurisse le riserve d’aria? In altre parole, è possibile che una parte della tragedia si sia consumata prima del momento critico dell’annegamento?

I dati estratti dai computer subacquei recuperati dal team finlandese sembrano supportare uno scenario ancora più complesso. Monica Montefalcone e Muriel Oddenino hanno mostrato un consumo di gas anomalo già nella fase intermedia dell’immersione, quando il gruppo si trovava a circa 48-52 metri di profondità. Le tracce di ecchimosi fresche, secondo i primi esami istologici, potrebbero risalire a un intervallo temporale precedente rispetto al momento dell’arresto cardiaco.

Questo nuovo dettaglio ha spinto gli inquirenti a riconsiderare l’intera dinamica dell’incidente. Fino a pochi giorni fa si ipotizzava un classico scenario da cave diving: perdita di orientamento, silt-out (l’improvvisa oscurità causata dal sedimento sollevato), narcosi da azoto e successivo annegamento. Ora, invece, si sta valutando la possibilità di un “evento scatenante” precedente, forse un incidente interno al gruppo o un contatto violento non meglio precisato.

«Queste ecchimosi non sono semplici graffi», ha commentato il professor Enrico Rossi, medico legale dell’Università di Genova che sta seguendo il caso. «La loro distribuzione e il loro stadio di evoluzione temporale ci obbligano a chiederci se ci sia stato un momento di lotta o di agitazione ben prima del collasso finale. Stiamo incrociando questi dati con le analisi tossicologiche per escludere o confermare eventuali fattori esterni».

Le famiglie delle vittime, già provate dal dolore, vivono queste nuove rivelazioni come un ulteriore colpo. Carlo Sommacal, marito di Monica e padre di Giorgia Sommacal (la terza vittima, ancora in fase di autopsia), ha dichiarato con voce rotta dall’emozione: «Mia moglie era una donna forte, esperta, prudente. Se c’è stata una colluttazione o qualcosa di anomalo prima che finisse l’aria, vogliamo saperlo. Non possiamo accettare l’idea che sia stata solo sfortuna. Queste ecchimosi ci fanno pensare che la verità sia più complicata e forse più terribile di quanto immaginassimo».

Anche i familiari di Muriel Oddenino, la giovane ricercatrice 31enne con una brillante carriera davanti a sé, hanno espresso sconcerto. «Muriel aveva una preparazione fisica e tecnica eccellente. Come è possibile che abbia riportato ferite di quel tipo? Vogliamo che le indagini vadano fino in fondo, senza omissioni».

Il team di sommozzatori finlandesi che ha recuperato i corpi e l’attrezzatura ha consegnato nelle scorse ore ulteriori elementi agli inquirenti italiani. Le cinghie dei jacket di Monica e Muriel presentavano segni di trazione violenta e lacerazioni che potrebbero corrispondere a una presa forte o a un tentativo di trascinamento. Gli esperti non escludono che uno dei sub, forse in preda a una forte narcosi o a un improvviso problema di attrezzatura, abbia involontariamente provocato una reazione a catena di panico all’interno del gruppo.

La grotta di Vaavu Atoll, nota localmente come parte del sistema Devana Kandu, è un ambiente estremamente insidioso: passaggi stretti, correnti imprevedibili, visibilità quasi nulla una volta sollevato il fondo sabbioso. Il gruppo di ricercatori italiani, impegnato in uno studio scientifico sui cambiamenti climatici e le praterie marine, aveva ottenuto un permesso speciale per immersioni oltre i 30 metri, limite normalmente imposto ai turisti. Tuttavia, non utilizzavano rebreather tecnici avanzati né guide specializzate in cave diving estremo, scelta che ora viene fortemente criticata dalla comunità internazionale.

Le indagini si stanno allargando. Gli inquirenti stanno analizzando le comunicazioni via radio tra i membri del gruppo, i filmati delle GoPro (parzialmente recuperati) e le testimonianze dell’equipaggio del liveaboard “Duke of York”. Si cerca di capire se ci sia stato un momento preciso in cui qualcosa è andato storto: un guasto all’attrezzatura, un errore di navigazione, o forse un evento imprevisto come l’incontro con fauna aggressiva o un crollo parziale all’interno della grotta.

Esperti di medicina subacquea internazionale sottolineano che le ecchimosi pre-mortem possono avere molteplici origini in un ambiente come quello: tentativi di aiuto reciproco disperati, urti contro attrezzature altrui durante il panico, o persino compressioni dovute a forti correnti che spingono i sub uno contro l’altro in spazi ristretti. Tuttavia, la distribuzione specifica delle lesioni su Monica e Muriel rende queste spiegazioni non del tutto soddisfacenti per gli investigatori.

Nel frattempo, il caso continua a scuotere il mondo del diving scientifico e ricreativo. Il governo maldiviano ha esteso il blocco temporaneo delle immersioni in grotta e ha annunciato una commissione d’inchiesta internazionale. Molti operatori turistici temono un calo drastico delle prenotazioni nella prossima stagione.

Per le famiglie italiane resta il dolore immenso e la sete di verità. Monica Montefalcone non era solo una docente stimata, ma una pioniera nella ricerca marina. Sua figlia Giorgia, appena ventenne, stava seguendo le sue orme. Muriel Oddenino rappresentava il futuro della scienza italiana. La loro morte, e ora queste nuove inquietanti domande sulle ecchimosi, rischiano di trasformare la tragedia in un caso giudiziario lungo e complesso.

Le autopsie sui restanti tre corpi (Giorgia Sommacal, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti) sono in fase avanzata. Gli investigatori sperano che i risultati completi, uniti alle analisi forensi sull’attrezzatura restituita dal team finlandese, possano finalmente chiarire se quelle ecchimosi siano il segno di una lotta disperata sott’acqua o di qualcosa accaduto prima che l’aria finisse.

Fino ad allora, la grotta di Vaavu Atoll continua a custodire i suoi segreti più oscuri. E per i familiari, per la comunità scientifica e per tutti gli appassionati del mare, la domanda resta sospesa come un’ombra: cosa è realmente successo in quei minuti fatali?

Le indagini proseguono senza sosta. La verità, per quanto dolorosa, è l’unico modo per rendere giustizia a cinque vite spezzate troppo presto.

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